Leggi Il vicino nascosto qui.
NSFW! Per avvisarti, questa è semplicemente un scena erotica di Noah e Lucas che mettono in pratica un passaggio del libro che Noah ha scritto su di loro. Questo capitolo non segue la linea temporale della storia principale. Divertitevi!
Noah
Persone in abito e vestiti eleganti mi passavano a fianco, affrettandosi verso qualsiasi questione d’affari importante dovessero risolvere. Alcuni mi scoccavano occhiate curiose, visto che risultavo completamente fuori luogo con la mia tuta e una maglietta troppo grande per me, ma la maggior parte di loro mi stava ignorando.
Mantenni la testa bassa e continuai a camminare dritto verso la mia destinazione. Erano passati anni dall’ultima volta che ero entrato in quell’ufficio, ma non era cambiato molto. Situate in un’ala nascosta dell’affollato grattacielo c’erano delle stanze più grandi, usate solo dagli amministratori. Io ero lì per fare visita a uno di loro.
Bussai alla massiccia porta di legno e aspettai che una voce profonda mi invitasse a entrare, prima di aprire. Lucas alzò la testa dalla pila di carte disseminate sulla sua scrivania. Prima venne lo shock, poi il suo volto si trasformò in una maschera di felicità. Vederlo illuminarsi ogni volta che mi aveva intorno era la cosa più bella del mondo.
«Topino, cosa ci fai qui?» mi chiese, alzandosi e aggirando la scrivania per avvolgere le sue braccia intorno alla mia vita. Gli afferrai la cravatta e lo tirai con forza a me per salutarlo con un bacio. Un bacio dolce, nonostante il mio corpo mi stesse urlando di andare più a fondo. Ci sarebbe stato tempo più tardi.
«Mi sei mancato. È strano non vederti lavorare accanto a me, ultimamente,» dissi, allisciando con le mani la cravatta sul suo petto.
«Lo so, tesoro,» mi rispose, infilando il volto nell’incavo del mio collo. «Anche a me manca lavorare insieme.»
Ci eravamo così abituati a svolgere le nostre mansioni nel mio soggiorno, che ci era voluto un po’ per allinearsi a quella nuova realtà. Era una cosa temporanea, visto che Lucas doveva sistemare alcune cose con un progetto importante, ma non voleva dire che ci doveva piacere.
«Non possiamo farci niente, dato che l’azienda è molto occupata. So che sei molto stressato per il lavoro ultimamente, quindi pensavo di aiutarti a… rilassarti,» dissi, mettendo delicatamente della distanza tra di noi. Mi girai a chiudere le tende, prima di voltarmi nuovamente verso di lui.
Era appollaiato sul bordo della scrivania, appoggiato sui suoi palmi e con un sorriso incuriosito sul volto. «Cosa stai facendo?»
«Fa più freddo negli ultimi giorni, non pensi? Hai bisogno di aiuto per riscaldarti?» Alzai un sopracciglio allusivamente e mi avvicinai a lui come un predatore.
Mi lanciò un’occhiata incredula e allo stesso tempo preoccupata. «Stai bene, topino? Siamo in piena estate.»
Alzai gli occhi al cielo, aggirai la scrivania e spostai la sedia. «Siediti e basta, gattino.»
«Sei sicuro che non ti stai ammalando? Senti i brividi?» chiese Lucas, eseguendo comunque i miei ordini e poggiando il culo sulla sedia di pelle.
Ignorai le sue domande e mi inginocchiai. Scivolai sotto la scrivania di legno massiccio e trovai una posizione che fosse comoda, visto che sarei stato lì sotto per un po’ di tempo. Aveva una di quelle scrivanie giganti di altri tempi, con un ampio pannello frontale. Cosa che mi risultava molto comoda.
«Tesoro?» mi richiamò Lucas dall’alto. Mi stava fissando sconvolto, ma anche divertito.
«Avvicinati,» dissi, tirando la sedia verso di me e aprendogli le gambe per avere accesso diretto. «Non hai freddo? Lascia che ti scaldi.»
Allungai la mano e abbassai lentamente la cerniera dei suoi pantaloni. Lucas osservò ogni singolo movimento, prima che i suoi occhi si illuminassero, realizzando finalmente cosa stava per accadere.
«Sto congelando. Mi piacerebbe molto se mi riscaldassi.» Il suo uccello morbido si indurì sotto la mia mano. Tirandogli giù i boxer, il suo cazzo si liberò in aria, quasi schiaffeggiandomi una guancia.
Lucas aveva un cazzo bellissimo, le sue dimensioni erano perfette. La sua asta si ergeva alta e fiera. Non era molto venoso, ma comunque irradiava virilità. Il glande era leggermente ricurvo, ma la punta era piatta. La forma ideale, che sembrava riuscire sempre a colpire quel magico punto dentro di me. Aveva un cazzo fatto per essere adorato ed era esattamente ciò che avevo intenzione di fare quel giorno.
«Cosa stai aspettando? Sto per diventare un cubetto di ghiaccio con questo tempo,» mi incitò Lucas, facendomi tornare alla realtà. Portò una mano sotto il mio mento, in modo da farmi alzare la testa per guardarlo.
«Non possiamo permettercelo, non è vero?» Sorrisi compiaciuto. Afferrai la sua erezione e la accarezzai una volta.
Il pollice di Lucas scivolò sul mio labbro. «Osservare il mio cazzo circondato da queste labbra gonfie sarà una visione magnifica.» Spinse il dito dentro la mia bocca e lo succhiai con forza, dandogli un’anticipazione di quello che a breve sarebbe avvenuto.
Lo accarezzai un’ultima volta prima di prenderlo in bocca, facendo ansimare Lucas. Iniziai a lavorare sulla sua asta, succhiando, leccando e assaporando la sua passione, facendolo uscire fuori di testa. Lo spiai attraverso le ciglia e incontrai il suo sguardo bruciante. Le sue mani si intrecciarono tra i miei capelli, tirandoli con la giusta forza.
«Sei così bello, cazzo,» sospirò, con una sfumatura di urgenza nella voce. «Quanto vorrei vederti soffocare con il mio uccello per tutto il giorno.»
Ridacchiai e lui si fece sfuggire un ringhio basso. Oh, i piani che avevo in mente per lui. Avrebbe ricevuto una grande sorpresa.
«Stai andando bene, tesoro. Adoro la sensazione della tua bocca,» ansimò Lucas. Il suo cazzo iniziò a pulsare tra le mie labbra e fu l’indizio che mi serviva per capire che si stava avvicinando all’orgasmo. Succhiai più a fondo e iniziai a giocare con le sue palle pesanti. Questo round sarebbe finito presto ed ero ansioso di assaggiare il sapore del suo piacere.
«Dio, stai andando benissimo. Continua così. Sto per…» Lucas non finì la frase che la sua essenza mi esplose in bocca. Lasciai che il sapore salato si soffermasse sulla mia lingua, prima di ingoiare tutto con avidità.
Continuai a tenerlo in bocca, godendomi ogni pulsazione del suo orgasmo, fino a che non si ammorbidì del tutto.
Quando lo liberai, leccai il resto del suo seme e tirai fuori la lingua per fargli vedere che avevo assaporato ogni sua singola goccia.
«Cazzo. Sei così sexy. Il mio topino è in calore?» Prese il mio mento fra le dita e premette il pollice contro la mia lingua. Quando lo spostò, si abbassò sulle ginocchia e guidò la mia bocca verso la sua per un bollente bacio. La sua lingua scivolò sulla mia come se stesse cercando di catturare il suo stesso sapore.
Ricambiai il bacio con altrettanto entusiasmo. Era una droga per me, ogni volta che la sua bocca era sulla mia mi consumava nel corpo e nella mente. Quasi annegai in lui, ma mi sforzai di tirarmi indietro.
«Non mi aspettavo questa sorpresa, ma me la sto godendo per bene,» disse Lucas, accarezzandomi la guancia. Mi sfregai sul suo palmo e chiusi gli occhi per un paio di secondi, riprendendo fiato. Lui ridacchiò e io riaprii le palpebre. Lo ritrovai a guardarmi con dolcezza, la sua espressione piena di divertimento, ma gentile, sempre gentile, quando posava gli occhi su di me.
«Alzati adesso, così posso prendermi cura anche io del mio topino,» disse Lucas, tirandomi per un braccio. Scossi la testa e rimasi solidamente ancorato al pavimento.
«A me sembra che tu abbia ancora freddo. Guarda come si sono ristrette le tue palle,» dissi, accarezzandole per rimarcare il mio punto.
«A cosa stai pensando, mio piccolo pervertito?» Lucas mi regalò un sorriso divertito.
Feci scivolare la sua sedia verso di me e gli appoggiai una mano sulla coscia. «Non fare caso a me, gattino. Concentrati sul tuo lavoro e io mi concentro sul mio,» dissi con un sorrisino sul volto.
«Mmm?» mi chiese ancora un po’ confuso, ma non avevo dubbi che avrebbe intuito il programma molto presto. Mi accoccolai tra le sue gambe e iniziai a succhiare il suo cazzo morbido, prendendo in bocca tutto quello che potevo senza strozzarmi. I miei movimenti gli causarono un sussulto, probabilmente dalla troppa stimolazione dopo il recente orgasmo.
Rimasi il più fermo possibile. Il mio obiettivo non era di farlo eccitare di nuovo, ma semplicemente averlo dentro di me. Averlo così vicino senza compiere nessun atto sessuale mi scuoteva da dentro. Eravamo connessi nel modo più intimo, sia nell’anima che nel corpo. Sentii tutte le mie ansie e le preoccupazioni scivolare via. Potevo concentrarmi sul presente.
Ampie mani calde si strinsero tra i miei riccioli, facendomi spalancare gli occhi. Spiai Lucas tra le ciglia. Mi fissava con meraviglia e potevo vedere il fuoco bruciare dentro di lui.
Tuttavia, nonostante il sesso fosse sempre fenomenale, quello che stavo per fare era un’altra cosa. Rimanendo fermo, strinsi le sue cosce e tamburellai con le dita sul fondo della scrivania, riportando la sua attenzione sul suo lavoro.
Lui si mise a ridere, mi accarezzò una guancia e disse: «Quindi era vero che volevi reinterpretare quella scena del tuo libro. Immagino che debba recitare bene la mia parte.»
Con quelle parole, si concentrò nuovamente sui documenti di fronte a lui. Per la maggior parte del tempo, ognuno aveva fatto il suo. Io reggevo il suo cazzo in bocca, appoggiando la guancia sulla sua coscia o avvolgendo le mie braccia intorno alla sua vita. Nel frattempo, Lucas ticchettava sulla tastiera e lavorava, ma occasionalmente mi accarezzava con gentilezza o mi portava indietro i capelli per poter fissare il punto che ci connetteva.
Il suo sguardo conteneva così tanto amore quando mi guardava, che mi riempiva e mi circondava della sua cura. Un senso di serenità si sedimentava dentro di me, quando ci guardavamo negli occhi per qualche minuto. All’improvviso, il telefono di Lucas iniziò a squillare. Lui rispose, senza mai distogliere lo sguardo. Le sue dita accarezzarono distrattamente la mia guancia, mentre parlava con chiunque avesse chiamato. La sua attenzione non era su di me, ma io continuavo a far parte delle sue azioni.
Abbandonai il resto del mondo e lasciai che la mia mente salpasse verso un confortevole stato di trance sotto i suoi tocchi leggeri. La mia bocca era rilassata e continuavo a tenerlo dentro di me, senza succhiare. Non avevo nessuna intenzione di eccitarlo. Alla fine, complice il brusio delle sue conversazioni di lavoro e il mio zen interiore, i miei occhi si chiusero. Il tempo scorreva senza che gli dessi importanza, i miei pensieri erano svuotati di tutto. Ero solo lì, presente, con Lucas. La mia mascella iniziò a irrigidirsi, ma non ero ancora pronto a interrompere quel momento in cui tutto nel mondo aveva un senso. Era tutto giusto. Un colpo alla porta mi fece spalancare gli occhi e scoccai un’occhiata piena di panico verso Lucas. L’idea di poter essere colti in flagrante era eccitante, ma questo non significava che desiderassi veramente che qualcuno mi vedesse in quelle condizioni.
Dovevo spostarmi. Forse avrei avuto abbastanza tempo per rendermi presentabile senza che l’attesa risultasse troppo ambigua. Tuttavia, Lucas mi guardò con un ghigno sulle labbra e spinse la mia testa verso il basso, trattenendomi in quella posizione, con il suo cazzo dentro di me. Si portò l’indice alla bocca, indicandomi di fare silenzio. Invitò la persona a entrare.
La porta si aprì e una voce profonda parlò. «Ecco il documento che stavi cercando.» L’uomo si avvicinò e, a ogni passo, il cuore mi batteva più forte nel petto. Avevo paura che fosse così rumoroso da poter essere sentito anche dall’esterno. L’adrenalina mi fece scorrere un brivido lungo la schiena.
Lucas aveva ancora una mano sulla mia testa. Il suo tocco caldo, la preoccupazione di essere beccati e lo stato di rilassatezza in cui ero caduto dopo aver riscaldato il cazzo di Lucas per chissà quanto tempo, mi eccitò nuovamente. La mia erezione precedente si era ammorbidita un po’ di tempo fa, ma potei sentirmi bruciare un’altra volta. Quell’azione calma si era trasformata in un preliminare, con l’aggiunta del pericolo di essere scoperti.
«Grazie, lo puoi lasciare lì,» disse Lucas, accarezzandomi i capelli. La sua voce era ferma, ma il suo cazzo si stava indurendo dentro la mia bocca. La spalancai, cercando di non fare rumore, accettando la grandezza delle sue dimensioni. Una sfida complicata, avendola avuta aperta per un po’. Man mano che Lucas cresceva dentro di me, cercare di non soffocarmi diventava sempre più difficile e la paura mi fece solo diventare ancora più duro.
Gli strinsi la coscia di Lucas, cercando di fargli capire che ero quasi al limite. Doveva cacciare quell’intruso il prima possibile.
«C’è qualcosa che non va? Stai cercando qualcosa?» chiese Lucas, dopo qualche secondo di silenzio.
«No, mi sembrava solo di aver visto qualcuno entrare nel tuo ufficio, prima,» commentò l’uomo. Rimasi pietrificato, non osando nemmeno respirare.
Lucas
Quando il mio collega parlò, sentii Noah irrigidirsi intorno al mio cazzo duro. Onestamente, anche il mio cuore saltò un battito, e mi domandai se fossimo stati beccati. Per nostra fortuna, i miei anni di allenamento mi permisero di mantenere un’espressione neutra mentre affrontavo l’uomo di fronte a me.
«Devi essertelo sognato,» dissi, sostenendo un tono gelido e distaccato, quando in realtà stavo sudando freddo. Dovevo far in modo che uscisse da lì il prima possibile.
«Se non c’è nient’altro, ho ancora molti documenti da revisionare,» aggiunsi, indicando il plico di carte impilate all’angolo della scrivania. Ero stato sprezzante e un po’ troppo maleducato? A chi importava, quando la persona che amavo mi stava riscaldando il cazzo? Certamente, non a me.
Quando Noah si era presentato un’ora prima e mi aveva fatto un pompino, ero rimasto sorpreso, ma lo avevo accettato volentieri. E dopo aver succhiato fino all’ultima goccia, si era inginocchiato un’altra volta, non con l’intenzione di ricominciare, ma semplicemente per essere connesso a me in modo intimo.
Leggere quella scena che Noah aveva scritto su di noi nel suo libro era stato già eccitante, ma vedere di persona le sue labbra tendersi sul mio cazzo era stato surreale. Se non fossi già venuto qualche minuto prima, quella semplice vista mi avrebbe fatto diventare così duro da farmi male. In quell’ora avevo fatto il mio lavoro come Noah mi aveva ordinato, ma non era mai stato troppo fuori dai miei pensieri. Non avevo potuto fare a meno di allungare la mano e toccarlo di tanto in tanto. Il mio cuore si era sciolto ogni volta che lui si era accoccolato sul mio palmo.
Avevo sentito parlare della pratica del tenere al caldo il membro del proprio partner in passato, ma non avevo mai compreso la ragione per cui si faceva. Noah ne aveva scritto al riguardo, ma la scena era durata al massimo per qualche paragrafo. Era diverso nella vita reale. Perché qualcuno avrebbe mai voluto succhiare un cazzo per più di dieci minuti?
Tuttavia, di minuto in minuto, avevo potuto vedere Noah rilassarsi. Aveva sempre avuto le sue mani su di me, o sulla mia coscia o sui miei fianchi, ma non era necessariamente concentrato su di me, anzi, era entrato in uno stato meditativo e mi sembrava totalmente rilassato e in pace. Mi ero sentito così potente, sapendo che lo avevo aiutato a raggiungere quello stato.
Proprio quando avevo iniziato a preoccuparmi per la prolungata staticità della sua posizione, avevo sentito bussare e il mio collega era entrato. Fare una cosa del genere in ufficio era poco professionale e poteva danneggiare la reputazione? Certo. Ma non riuscivo a vedere perché preoccuparsene. Non avrei mai condiviso Noah, neanche solo avere altre persone come testimoni dei nostri momenti intimi, ma il brivido di ciò che poteva potenzialmente avvenire era un’altra storia. Il fuoco dentro di me si riaccese e non vedevo l’ora di buttare fuori l’intruso per poter piegare Noah su quella scrivania e scoparlo fino a farlo uscire fuori di testa.
Quando l’uomo si guardò intorno, come se stesse cercando qualcuno e mi rispose che gli era sembrato di aver visto entrare qualcuno, Noah si pietrificò e cercò di staccarsi da me. Tuttavia, mantenni la presa ben salda sulla sua testa e lo tenni fermo sul mio cazzo duro. Quando finalmente il mio collega uscì lo liberai, e Noah si distaccò con un gran sospiro di sollievo e un’occhiataccia.
«Ci avrebbe potuti scoprire,» brontolò con lo stesso sguardo. Mi alzai in piedi e lo sollevai da sotto la scrivania, avvolgendolo tra le mie braccia per un bacio appassionato. Lo strinsi forte, premendo il mio uccello eccitato contro di lui, così che sapesse quanto mi aveva mandato su di giri. A quanto pareva, non ero l’unico in quello stato, visto che la sua erezione stava spingendo contro la mia.
Mi discostai e vidi Noah con la bocca rilassata e un’espressione ebbra sulla faccia. Gli diedi un ultimo bacio all’angolo delle labbra, prima di sussurrare al suo orecchio: «Penso sia ora di sfamare il mio topino affamato.»
Scalciai via i pantaloni e le mutande, permettendo al mio cazzo di ergersi alto e fiero contro i miei addominali, poi lasciai Noah in quello stato di trance e aggirai la scrivania per andare verso la porta. C’era una credenza lì accanto in cui tenevo alcuni effetti personali, tra cui il lubrificante. Scoccai un’occhiata veloce a Noah per essere sicuro che non stesse guardando, poi chiusi furtivamente la porta a chiave e presi ciò che mi serviva. Come avevo detto, non esisteva che qualcuno potesse vedere le espressioni che Noah faceva in balia del piacere, ma lui non lo doveva sapere.
Con il lubrificante in una mano, ritornai al suo fianco e lo ritrovai a fissare il vuoto, come se fosse ancora perso tra i suoi pensieri. Gli afferrai la mano e lo riscossi da qualsiasi fantasia stesse avendo guardandomi. I suoi occhi viaggiarono dal mio viso fino alla bottiglietta che reggevo, poi verso il mio uccello gocciolante e affamato di attenzioni. Il suo sguardo era infuocato quando tornò a guardarmi. Ridacchiai e gli baciai il dorso della mano, che poi guidai fino alla mia erezione. «Ti vuole così tanto.»
Per tutta risposta, strinse il mio uccello tra le dita, facendomi una singola carezza prima di liberarmi. «Allora dovresti sbrigarti a spogliarmi,» mi rispose con voce rauca. Quella sì che era una cosa che non avevo problemi a fare.
Noah indossava una maglietta troppo grande per lui. Gli arrivava fino alle ginocchia e aiutava a nascondere l’erezione che stava sfoggiando. La sollevò lentamente per mostrarmi la sua pelle morbida. Mi leccai le labbra e feci scivolare le mani sotto l’elastico della tuta e delle mutande, levandogliele di dosso.
«Sei così bello, cazzo,» dissi, alla vista del suo uccello duro. «Non riesco ad aspettare. Girati e fammi entrare dentro di te.»
Noah mi rifilò un’occhiata bollente prima di fare ciò che gli avevo ordinato. Mise su uno spettacolino, sollevando la maglietta sempre più in alto prima di darmi le spalle. Girò la testa per guardarmi, poi si piegò, toccando la scrivania con il petto.
«Ho un piccolo regalo per te,» disse, agitando il sedere in aria. I miei occhi seguirono le sue azioni. Lasciai scivolare i palmi sulla pelle morbida delle sue natiche, per poi aprirle. La visione di un plug anale rosa mi si parò davanti agli occhi. Spinsi la parte piatta del giocattolo, facendolo rabbrividire.
«Cazzo. Lo hai avuto dentro di te per tutto questo tempo?» Si morse il labbro inferiore e annuì. Mi piegai su di lui e gli sussurrai all’orecchio: «Lo avevi dentro di te mentre camminavi davanti a tutte quelle persone per arrivare al mio ufficio? Non avrei mai pensato che fossi così perverso.»
Gli morsi il lobo e Noah si lasciò sfuggire un mugolio leggero, inarcando la schiena per avvicinarsi di più a me. Senza aspettare una sua risposta, gli tolsi il plug. Un rumoroso gemito gli scappò dalle labbra e immediatamente gli coprii la bocca. «Shhh, tesoro. Non vuoi che ti sentano… o forse sì.» Un ringhio gli vibrò in gola e ridacchiai. Era così bisognoso.
Spingendo il mio cazzo contro la sua entrata, chiesi: «Sei venuto a cercare questo?»
Lui annuì frenetico, prima di allontanare la mia mano dalla sua bocca per pregarmi. «Ti prego, Lucas. Sbrigati.» Ricalcai con le dita la sua spina dorsale, godendomi i fremiti che scatenavo al mio passaggio, quando all’improvviso gli diedi una potente sculacciata. Lui sibilò in risposta, ma continuò a strusciarsi contro di me, chiedendomi qualcosa di più.
Mi scostai. «No, non lasciarmi. Ho bisogno di te,» reagì, gemendo.
«Pazienza, tesoro. Ti darò quello che vuoi. Lo sai che lo faccio sempre,» dissi, facendo scorrere la mano su e giù per la schiena un’ultima volta, prima di spingere due dita dentro di lui.
«Vuoi un po’ più di preparazione?» chiesi, allargando le dita. Era già pronto e rilassato dopo aver indossato il plug, ma sapevo che avrebbe comunque bruciato se non lo avessi aperto meglio.
Lui scosse la testa e incontrò il mio sguardo. «Voglio sentirlo per bene.»
Un ringhio si formò nel mio petto. Lo spinsi verso il basso in modo che fosse completamente piegato sopra la mia scrivania. Mi lubrificai velocemente e gli allargai le natiche, incontrando la sua entrata pulsante che mi chiamava. Il mio cazzo scattò alla meravigliosa vista che avevo di fronte e non dovetti aspettare per sprofondare dentro di lui.
Noah si fece scappare un ansimo all’intrusione, ma intuivo che stava cercando di rimanere in silenzio. Mantenni i suoi fianchi fermi e lo penetrai con forza. Una volta. Noah soffocò un gemito. Due volte. Imprecò e si aggrappò ai bordi della scrivania. Tre volte. Si lamentò, rumorosamente e senza restrizioni, come se si fosse dimenticato di dover fare piano.
Incollai il mio petto alla sua schiena. Con una mano gli coprii la bocca e mi avvicinai al suo orecchio. «Ti sentiranno. È questo che vuoi? Vuoi che tutte le persone al di là di questo muro ascoltino la troia che sei?»
Lui piagnucolò, scuotendo la testa, ma i suoi muscoli si strinsero intorno al mio cazzo, mentre con i fianchi cercava di trovare più frizione. Inclinai i fianchi e spinsi con forza dentro di lui, mirando alla prostata. I suoi gemiti sarebbero riecheggiati tra le pareti, se la sua bocca non fosse stata coperta dalla mia mano per smorzarne i suoni.
Alzai leggermente il suo viso verso la porta. «Apri gli occhi, tesoro. Qualcuno potrebbe entrare da quella porta da un momento all’altro e, con tutto il casino che stai facendo, sono sicuro che si stiano già insospettendo. Se sentissero un altro gemito, potrebbero semplicemente fare irruzione per vedere cosa sta succedendo,» dissi, mordendogli la punta dell’orecchio.
Noah si strinse intorno a me, potevo sentire gli spasmi del suo culo a ogni singola parola sussurrata. Rabbrividì di piacere, ed era così sexy che mi stava facendo avvicinare pericolosamente alla fine. Volevo, anzi, sentivo il bisogno di schizzare il mio seme dentro di lui, ma prima dovevo prendermi cura di lui.
Noah artigliò la mia mano e se la tolse dalla bocca. «Lucas,» sospirò. Potevo sentire l’urgenza nella sua voce, cazzo. Non mi aveva detto cosa voleva, ma io sapevo lo stesso cosa mi stesse chiedendo.
Lo trascinai via dalla scrivania. Sembrava aver perso la maggior parte della sua forza, per questo lo tenevo dritto per non farlo cadere. Si appoggiò al mio petto, il suo viso si girò naturalmente verso il mio per un bacio. Con una mano, gli afferrai con fermezza il mento e lo guidai verso le mie labbra, ingoiando il resto dei suoi gemiti. L’altra era sul suo fianco e la feci scivolare sopra la sua pancia piatta. Accarezzai i suoi peli pubici. Lui si inarcò sotto il mio tocco, ma non andai a prendere il suo cazzo gocciolante. Al contrario, risalii e iniziai a palpeggiare il petto.
Noah si dimenò nella mia presa, muovendosi così tanto che potevo sentire l’energia che emanava. Mi spostai da un capezzolo all’altro, prima di stringerlo forte tra le dita. Noah urlò nella mia bocca, riempiendo del suo seme tutta la superficie della scrivania.
Sentire il suo piacere fece raggiungere l’orgasmo anche a me e schizzai dentro di lui, spasmo dopo spasmo, fino a che non mi svuotai del tutto e lo rivendicai come mio.
Rimanemmo così per qualche secondo, respirando pesantemente e dandoci baci dolci e languidi. Noah fu il primo a tirarsi indietro e, quasi colto dal panico, si girò, dicendomi: «Dobbiamo pulire prima che entri qualcuno.»
Lo attirai a me, facendolo voltare e avvolgendogli le braccia intorno alla vita, in modo tale che non potesse scappare. «Non preoccuparti, tesoro. Ho chiuso la porta a chiave. Non potrei mai condividerti con qualcuno. Sei mio.»
I suoi occhi si scurirono e inclinò la testa per un altro bacio. C’era così tanto amore nel suo sguardo, non mi sarei mai stancato di vederlo. «Come tu sei mio.»
Mi scostai e guardai negli occhi l’uomo che amavo. Era tutto per me e io ero davvero fortunato a essere amato da lui.
«Ora e per sempre,» dissi, suggellando la promessa con un bacio.
Grazie per aver letto questa scena bonus! L’ho scritta principalmente perché volevo cimentarmi con una scena di cock warming, spero vi sia piaciuta!
La storia di Noah e Lucas è giunta al termine, ma li incontrerete di nuovo nell’ultimo libro della serie di Corio Heights, Il vicino arrogante.
Vuoi scoprire gli altri contenuti esclusivi? Torna all’indice.
