Blurb:
Ho amato Henry sin da quando eravamo bambini. È tornato in città, e per di più con un bambino al seguito, ma non lascerò che questo mi fermi. Me lo sono lasciato sfuggire la prima volta e non commetterò di nuovo lo stesso errore.
Questo è un racconto breve della serie Doves of Destiny, che precede l’inizio del primo libro.
1 – Peter
«Hai sentito? Henry è tornato!»
Mia sorella si lasciò cadere sulla sedia accanto a me. Le brillavano gli occhi mentre mi fissava come se fosse in attesa di un grande spettacolo. Il suo atteggiamento si rivelò utile, perché rimasi a bocca aperta e il pezzo di pane tostato che stavo masticando cadde sul tavolo.
Lei rise e mi mise un dito sotto il mento per chiudermi la bocca.
«Henry… Huxley? Il figlio del mio capo? E il mio… il mio…» Non riuscii a finire la frase, perché Henry non era niente per me. Be’, eravamo amici d’infanzia, ma anche quel fragile rapporto era stato interrotto quando lui si era trasferito da Wintertown, alla ricerca di qualcosa di più grande e migliore. Qualcosa che non includeva il suo amico d’infanzia, che era perdutamente innamorato di lui ma non aveva mai avuto il coraggio di fare nulla al riguardo.
Amy mi diede una pacca di conforto sulla spalla. Era ben consapevole della mia cotta a senso unico che durava da quasi metà della mia vita.
«Pensavo che ormai avessi voltato pagina. Sono passati anni da quando ha lasciato la città.» Prese una fetta di pane tostato dalla pila che avevo preparato e ci spalmò sopra sia burro di arachidi che marmellata di fragole. Quella combinazione mi fece arricciare il naso.
Lei vide il mio disgusto e tirò fuori la lingua prima di continuare a spalmare una generosa quantità di marmellata sulla pasta marrone. Amy avrebbe compiuto ventidue anni quest’anno, ma a volte era difficile credere che avesse solo tre anni meno di me quando mostrava questo lato giocoso di sé.
«Come fai a saperlo, comunque? Gli Huxley non mi hanno detto nulla del ritorno di loro figlio,» le chiesi, ignorando prontamente la sua precedente affermazione.
A detta di tutti, quella stupida cottarella avrebbe dovuto finire dopo aver perso i contatti quando lui era partito per il college dall’altra parte del Paese e io ero rimasto nella nostra tranquilla cittadina.
Se solo fosse stato così facile spegnere le emozioni, tutti i miei problemi sarebbero stati risolti.
Quando non era tornato a Wintertown dopo la laurea, avevo provato un pizzico di rimpianto e, vista la rarità delle sue visite, avevo sinceramente pensato che non lo avrei mai più rivisto. E ora mia sorella mi diceva che era tornato per restare.
Amy diede un morso al pane. Le si illuminarono gli occhi di gioia mentre masticava la sua orribile creazione. Mi rispose solo dopo aver terminato la prima fetta ed essersi messa a prepararne un’altra.
«Stavo facendo una commissione in città e l’ho visto uscire dal negozio di alimentari. Con un bambino in braccio, per giunta! Dalle chiacchiere in città ho saputo che si è presentato stamattina con il bambino. A quanto pare, nemmeno i suoi genitori ne sapevano nulla.»
I suoi occhi brillavano mentre parlava. Amy poteva anche non sembrare parte del gruppo di pettegole della città, ma sapevamo tutti che era uno dei membri principali. Conoscere gli affari di tutti era la sua passione, cosa che le tornava utile come giornalista.
«Un bambino? È suo? È tornato con… un compagno?» Di solito non mi interessavano i pettegolezzi, ma ora che riguardavano Henry volevo sapere ogni singolo dettaglio.
Con mio grande disappunto, Amy fece spallucce. Finì il resto del pane, si scrollò le briciole dalle mani e si alzò.
«Non sono tutte cose che puoi facilmente scoprire una volta che vai al lavoro? Vai a parlare con Henry e chiediglielo tu stesso,» disse, con una mano sul fianco. Mi lanciò lo sguardo che mi riservava quando pensava che mi comportassi da stupido. Quando non risposi, sospirò e se ne andò, lasciandomi solo nella stanza con i miei pensieri a tormentarmi.
Era solo in momenti come quello che sentivo che lei era più matura di me. Amy era quella estroversa, sicura di sé e che sapeva quello che voleva. Io invece ero più riservato. Timido, come a mia sorella piaceva definirmi. Non era colpa mia se avevo avversione per il rischio.
Non mi interessavo di borsa né di gioco d’azzardo proprio per lo stesso motivo per cui non avevo mai confessato i miei sentimenti a Henry. Perché smuovere le acque quando le cose andavano bene? Tranne quando le azioni degli altri li portavano a trasferirsi a migliaia di miglia di distanza e io rimanevo qui, immutato, in attesa, passivo…
Il dolore lancinante al labbro inferiore mi fece capire che mi ero morso un po’ troppo forte. Liberai il labbro maltrattato dai denti e lo succhiai delicatamente. Forse era già gonfio, a giudicare dal pulsare.
Ero consapevole di questo mio difetto, ma non avevo il coraggio di cambiare. Era un tratto poco attraente, o almeno così mi avevano detto gli uomini con cui ero uscito brevemente, e quello solo perché erano stati loro a iniziare, ma non ci era voluto molto perché si stancassero di me e mi lasciassero.
Avevo accettato tutti i cambiamenti senza lamentarmi. Non che non mi fossi sentito ferito quando mi avevano lasciato – chi non sarebbe stato triste per essere stato respinto? –, ma non potevo certo farci qualcosa. No, era solo che non avevo fatto nulla al riguardo. Non avevo nemmeno provato a lottare per ciò che volevo fin dall’inizio.
Avrei vissuto tutta la mia vita in questo modo?
Amy aveva detto che Henry era tornato, ma per quanto tempo? Forse questa era solo una sosta prima di partire per la sua prossima destinazione, e io sarei rimasto semplicemente a guardare senza fare nulla mentre se ne andava di nuovo.
Il pensiero di vivere come negli ultimi anni, con solo qualche notizia su di lui da parte dei suoi genitori, mi faceva male al cuore.
No.
Non potevo permettere che ciò accadesse. Almeno non senza provare a ristabilire un qualche tipo di relazione con lui. Non volevo che scomparisse di nuovo dalla mia vita.
Mi alzai dalla sedia, sparecchiai rapidamente la tavola della colazione e uscii per andare al lavoro. Mi sentivo come se qualcuno avesse deciso di usare il mio cuore per giocare a tennis. Mi faceva male per quanto batteva forte, sia per il nervosismo che per l’eccitazione di poter rivedere Henry molto presto.
Avevo iniziato a lavorare con i genitori di Henry non appena avevo ottenuto la laurea in economia, una laurea scelta a caso perché non sapevo cosa volevo fare, ma che si era rivelata utile per dare una mano al B&B.
Durante la bassa stagione gli affari andavano a rilento, ma Karl e Tracy stavano invecchiando, quindi erano giunti alla decisione di assumermi a tempo pieno con l’idea che, quando sarebbero andati in pensione tra qualche anno, avrei rilevato l’attività, dato che Henry non sembrava avere alcuna intenzione di tornare. Fino a ora.
Il viaggio fino al B&B Fated Encounters non fu lungo, anche se si trovava dall’altra parte della città, in periferia. Quello era uno dei vantaggi di vivere in una piccola città. Non ci voleva mai molto per arrivare da qualche parte, e andare da un’estremità all’altra richiedeva al massimo una ventina di minuti.
Quando arrivai al B&B, la vecchia Buick di Henry era già parcheggiata nel vialetto. Il mio nervosismo aumentò mentre vi parcheggiavo accanto ed entravo nell’edificio.
Henry doveva essere appena tornato dal negozio, dato che era ancora vicino all’ingresso. I suoi genitori erano in piedi accanto a lui e stavano facendo versetti affettuosi in direzione del suo petto.
Si voltarono tutti quando entrai e vidi che Henry aveva un bambino allacciato sul davanti. Due grandi occhi scuri mi guardarono e, quando il bambino incrociò il mio sguardo, mi rivolse un enorme sorriso sdentato.
Non c’era dubbio che il bambino fosse di Henry, dato che era la sua copia carbone. Alzai lo sguardo verso l’uomo in questione e il mio cuore quasi si fermò.
Proprio davanti a me c’era il mio amico d’infanzia. Quando mi vide, mi rivolse un sorriso raggiante e, santo cielo, avevo quasi dimenticato quanto fosse bello. I suoi capelli biondo cenere erano arruffati in uno stile disordinato che valorizzava gli zigomi alti, con gli angoli marcati che rendevano i suoi lineamenti ancora più prominenti.
La stanchezza gli segnava il viso con evidenti cerchi scuri sotto gli occhi, ma nemmeno quello toglieva nulla al suo fascino. Aveva un aspetto diverso, che rivelava il suo nuovo ruolo di padre.
Mi osservò per qualche secondo prima di rivolgermi anche lui un sorriso enorme, come se si fosse reso conto solo in quel momento di chi fossi. Non sapevo se sentirmi ferito dal tempo che gli ci era voluto per riconoscermi o infastidito dal fatto che, anche dopo tutti quegli anni, avesse ancora lo stesso effetto su di me.
Ero ancora perdutamente innamorato di Henry Huxley.
«Peter? Sei proprio tu? Wow, sei cambiato così tanto che quasi non ti riconoscevo,» gli dissi facendo un passo avanti per abbracciarlo. All’ultimo momento mi fermai, ricordandomi del mio bambino, che tenevo allacciato al petto. Peter doveva aver capito, perché allungò invece la mano per stringere la mia.
2 – Henry
Mi stavo ancora abituando ad avere un’altra vita praticamente attaccata ai miei fianchi ogni secondo della giornata, e insieme alla stanchezza di non aver dormito bene da quando Levi era stato lasciato al mio appartamento e ai quattro giorni di viaggio in auto per tornare a Wintertown, il mio cervello elaborava le cose molto più lentamente del solito.
Il viaggio non sarebbe durato così a lungo se non fosse stato per le continue pause ogni due ore per assicurarmi che il piccolo stesse bene. Avevo letto online che i bambini non avrebbero dovuto stare troppo a lungo nei seggiolini auto, quindi ci eravamo fermati in parecchie aree di sosta e motel lungo il tragitto.
Levi stava bene quando l’auto era in movimento, perché il dolce dondolio del viaggio lo cullava fino a farlo addormentare, ma in qualsiasi altro momento? Era irrequieto, a meno che non lo tenessi in braccio o non fossi nella sua visuale immediata.
Non sapevo se i bambini fossero in grado di comprendere ciò che accadeva intorno a loro, ma a volte mi chiedevo se Levi fosse consapevole che sua madre lo aveva abbandonato e avesse paura che io facessi lo stesso, anche se non c’era alcuna possibilità che ciò accadesse.
Il giorno in cui Levi era entrato nella mia vita era stato il giorno in cui avevo imparato cosa fosse veramente l’amore.
Era un sentimento totalizzante e non sapevo che fosse possibile provare così tanto per una persona così minuscola.
«Tuo figlio è adorabile,» disse Peter dolcemente. Il suono della sua voce mi fece spostare lo sguardo da Levi al mio amico d’infanzia. Era davvero cambiato rispetto al ricordo che avevo di lui.
Non era più pelle e ossa. Il suo fisico longilineo si era riempito di muscoli asciutti che lo facevano sembrare simile ai modelli maschili che avevo visto recentemente sui social media. E le sue labbra… il labbro inferiore sembrava carnoso e così baciabile, che facevo fatica a distogliere lo sguardo.
Fissare le labbra del mio amico d’infanzia non era nella lista, alta come una montagna, delle cose da fare per il mio ritorno in città, quindi mi costrinsi a guardare di nuovo i suoi occhi marroni e lucenti, anche se quello non aiutò a placare l’improvviso desiderio che mi attraversò il corpo.
Mi schiarii la gola e decisi che era meglio non guardarlo direttamente.
«Grazie,» dissi. «Scommetto che non ti aspettavi di vedermi qui con un bambino al seguito.»
Quello gli strappò un sorriso. «No, infatti.» Esitò un attimo prima di chiedere: «Sei tornato da solo?»
Mi chiesi se avesse ancora una cotta per me. Al liceo non era stato difficile capire che gli piacevo, ma non ne aveva mai parlato, quindi anch’io avevo fatto finta di non accorgermene.
Peter non era un cattivo ragazzo. Aveva il suo fascino ed era carino. A un certo punto, avevo pensato che potesse succedere qualcosa tra noi, anche se solo a livello fisico, ma non mi vedevo a rimanere a Wintertown, quindi ero giunto alla conclusione che fosse meglio andarmene senza iniziare nulla invece che rischiare di spezzargli il cuore.
Presi il pugnetto di Levi e lo agitai verso Peter. «Non sono qui con lui?»
«È vero,» disse con una risatina, e potei vedere chiaramente il sollievo che lo pervadeva. Quello mi fece pensare che i suoi vecchi sentimenti per me non fossero rimasti nel passato.
Quel pensiero mi provocò uno strano formicolio sotto la pelle, ma riportai rapidamente la mia attenzione su Levi.
Anche se la sua attrazione era ancora lì, non significava nulla. Non stavo cercando un’avventura in quel momento, indipendentemente da quanto fosse carino Peter, che mi guardava con quegli occhi pieni di emozione.
Non avevo tempo per niente di tutto ciò, non quando avevo a malapena il tempo di dormire una notte intera. C’era un detto che recitava ci vuole un villaggio per crescere un bambino, e non potevo essere più d’accordo.
Cercare di crescere Levi da solo nell’ultimo mese mi aveva fatto mettere in discussione le mie capacità di genitore e mi aveva fatto ammirare tutti gli altri genitori single che lo facevano sembrare così facile.
Notizia flash: non lo era.
Quello era il vero motivo per cui ero tornato a Wintertown, quando invece pensavo che non avrei mai più vissuto la vita di una piccola città. Mi sembrava un po’ come se fossi tornato a casa strisciando con la coda tra le gambe, ma mi ero sopravvalutato alla grande nel pensare di poter crescere un bambino da solo in una città dove non avevo nessuno.
Per fortuna, i miei genitori mi avevano accolto a braccia aperte. Erano rimasti di stucco nello scoprire di essere diventati nonni, ma ciò era stato presto sostituito dall’entusiasmo di avere un bambino da viziare.
L’ultimo mese era stato così impegnativo, tra imparare a fare il genitore e finalizzare tutte le pratiche legali, che non avevo avuto occasione di dirglielo, o forse avevo avuto semplicemente troppa paura di farlo. Avere la mia ex ragazza che scaricava un bambino al mio appartamento e poi mi diceva che non voleva avere nulla a che fare con lui non faceva certo parte dei miei piani di vita.
Chiacchierammo solo per qualche altro minuto prima che dovessi dare da mangiare a Levi. Iniziò a dimenare le sue piccole braccia e gambe contro di me come faceva sempre quando aveva fame, così mi affrettai a preparargli il biberon prima che iniziasse a piangere.
Dopo avergli dato la pappa e fatto fare il ruttino, si addormentò subito con la guancia schiacciata contro il mio petto. Mia madre era andata ad aiutare Peter nelle faccende mattutine. Dicembre era il mese di maggior afflusso per gli affari al B&B, con turisti provenienti da tutto il Paese per assistere alle celebrazioni natalizie della nostra piccola città.
Ero stato indeciso se aspettare la fine di quel periodo intenso prima di sganciare la notizia bomba ai miei genitori, ma alla fine avevo preferito che Levi trascorresse il Natale in una casa accogliente, non in una dove faticavo a gestire le cure quotidiane e mi rimanevano ben poche energie da dedicare alle festività.
Mio padre se ne andò poco dopo per comprare una culla e altre cose per Levi. Da quanto sembrava elettrizzato quando uscì di casa, non mi avrebbe stupito se fosse tornato con la macchina piena di articoli per bambini e giocattoli.
Seduto sulla grande poltrona del salotto al piano di sopra, guardai Levi per qualche minuto, ancora stupito che quel bambino fosse mio.
Quando Lisa aveva bussato alla mia porta, il mese precedente, sostenendo che Levi era mio figlio, la prima cosa che avevo fatto era stata richiedere un test di paternità. Era passato più di un anno da quando ci eravamo lasciati, quindi ovviamente avevo i miei dubbi. Tuttavia, il test era stato più che altro una formalità, perché bastava un solo sguardo per capire a chi Levi assomigliasse.
Aveva i miei capelli biondo cenere e gli occhi marroni. I lineamenti del suo viso erano ancora morbidi e in fase di sviluppo, ma potevo già intravedere tracce di me stesso. I miei genitori sostenevano che fosse la copia esatta di me da neonato, a parte l’arco di cupido pronunciato delle labbra e le fossette che aveva ereditato da Lisa.
Sembrava che quelle fossero le uniche caratteristiche che aveva preso da lei, il che era un peccato. La bellezza era stata la prima cosa che mi aveva attratto di lei. L’attrazione fisica e la passione erano state l’essenza della nostra relazione. Come coppia eravamo stati un disastro, litigavamo sempre per le cose più insignificanti, ma quello non mi aveva impedito di chiedermi come sarebbe stato vivere tutti e tre insieme come una famiglia completa.
Quelle illusioni non si sarebbero mai realizzate, dato che Lisa aveva già ceduto tutti i diritti genitoriali a me ed era praticamente scomparsa dalle nostre vite subito dopo.
Levi emise un leggero russare prima di schioccare le labbra come se stesse bevendo latte anche nei suoi sogni. Gli diedi un leggero colpetto sulla guancia morbida e paffuta e risi quando rimbalzò con la pienezza della giovinezza.
Com’era bello essere un neonato. Tutto quello che doveva fare era mangiare e dormire senza preoccuparsi di nient’altro che crescere. Lo stress di tutto il resto lo avrei sopportato io per lui.
«Non crescere troppo in fretta. Non è poi così bello come sembra,» mormorai, e come se avesse riconosciuto il suono della mia voce anche nel sonno, si rannicchiò più vicino al mio petto.
Lo strinsi un po’ più forte tra le braccia, promettendo a me stesso che gli avrei sempre permesso di dormire così serenamente anche in futuro. Anche se sua madre non lo voleva, gli avrei dato tutto l’amore di cui aveva bisogno, così che non gli sarebbe mai mancato l’affetto.
Gli avrei dato la casa che lui e ogni bambino meritavano.
3 – Henry
Non ci volle molto per riabituarmi alla vita a Wintertown. Nel giro di una settimana, le occhiaie che mi avevano tormentato nell’ultimo mese si erano finalmente schiarite e non avevo più quell’aria così esausta. Tutto ciò, grazie all’enorme aiuto dei miei genitori.
A una settimana dal Natale, era difficile passare qualche minuto da solo con mio figlio senza che i miei genitori non mi ronzassero intorno, nonostante il B&B fosse nel pieno della stagione. Non che mi lamentassi.
Apprezzavo davvero quanto si impegnassero come nonni amorevoli. Qualunque timore che Levi potesse non ricevere affetto dalla famiglia era stato rapidamente dissipato il giorno in cui ero ritornato a casa.
Levi sembrava provare simpatia per loro. Si trovava così a suo agio con i miei genitori che potevo lasciarlo con loro per un breve periodo di tempo. Almeno il tempo necessario per andare tranquillamente in bagno senza doverlo tenere in braccio come avevo dovuto fare in passato.
C’era una persona in particolare che sembrava affascinare Levi, ed era il mio amico d’infanzia. Ogni volta che vedeva Peter, rideva e sorrideva come se fosse più felice di vedere lui che me. Quando Peter aveva un po’ di tempo libero, veniva a cercarmi per chiacchierare o semplicemente per giocare con Levi.
Quel giorno successe più o meno quello. Peter entrò negli alloggi al piano di sopra e, non appena Levi lo vide, risate vivaci riempirono l’aria. Peter si avvicinò a noi sorridendo e allungò la mano per accarezzare la testa di Levi, il che rese mio figlio ancora più contento, al punto che si divincolò dalle mie braccia per raggiungerlo.
«Traditore,» mormorai con un sospiro, e glielo porsi. Con un sorriso timido, Peter lo tenne delicatamente al petto sostenendogli la testa. Guardava Levi che si sistemava tra le sue braccia con uno sguardo dolce. Era un’espressione simile a quella che avevo io quando guardavo mio figlio.
«Non sapevo che ti piacessero i bambini,» dissi appoggiandomi alla parete con le braccia incrociate. Era una sensazione strana non avere nulla davanti al corpo, dopo che Levi era stato praticamente incollato al mio petto per tutto il mese precedente.
«Li trovo carini, ma non credo che i bambini facciano per me,» rispose. Mi lanciò un’occhiata prima di riportare rapidamente lo sguardo su Levi.
«Perché? È ovvio che piaci ai bambini, almeno il mio sembra adorarti parecchio. Saresti un ottimo papà.»
Anche se aveva lo sguardo rivolto verso il basso, notai comunque un leggero incurvarsi delle labbra alle mie parole, che però si appiattirono presto in una linea.
«È difficile essere un papà quando sono attratto solo dagli uomini,» disse con una scrollata di spalle che fingeva indifferenza, ma il leggero tremito della sua mano mentre spazzolava i capelli di Levi mi diceva il contrario.
«E allora, anche se sei gay? Hai dimenticato chi sono i fondatori della nostra città? Erano entrambi uomini, ma hanno cresciuto una marea di figli. Diamine, i loro discendenti sono ancora qui in giro.»
Peter finalmente mi guardò. «Pensi davvero che riuscirò a trovare qualcuno con cui mettere su famiglia?» mi chiese, con la voce piena di speranza.
Annuii senza nemmeno pensarci. Era logico che un ragazzo gentile come Peter non avrebbe avuto difficoltà a trovare qualcuno. La voce fastidiosa nella mia testa continuava a ripetermi che quella persona non potevo essere io, anche se nella mia mente balenavano bellissime immagini di me, lui e Levi che vivevamo insieme.
Scacciai via la sensazione di oppressione al petto al pensiero di Peter che teneva in braccio un bambino che aveva adottato con un altro uomo. I tre stavano insieme, formando una famiglia perfetta.
Era così ipocrita da parte mia pensare in quel modo per Peter, quando per me stesso avevo sempre immaginato una donna al mio fianco, nonostante fossi attratto da entrambi i sessi. Aggrottai le sopracciglia, rendendomi conto solo in quel momento di quanto fossero prevenuti i miei pensieri, per colpa mia e di nessun altro.
E dei social media.
Ovunque andassi online mi veniva mostrata la perfetta famiglia: un uomo e una donna. Due barra tre figli e una staccionata bianca. A Wintertown non c’erano staccionate bianche né molte opzioni relative a trovare qualcuno con cui mettere su famiglia, oltre alle persone con cui ero cresciuto. Persone come Peter.
Osservandolo, ero ancora scioccato nel vedere quanto fosse cambiato nel corso degli anni. Avevamo perso i contatti quando ero andato al college, essendo io impegnato con la scuola e cercando di vivere una vita completamente diversa da quella di Wintertown. Avevo voluto trovare una nuova forma di normalità rispetto a quella che la nostra piccola città mi aveva offerto, e l’avevo trovata nelle città frenetiche.
Ma avevo anche imparato la fredda e dura verità della vita fuori da Wintertown. Non era tutto splendore e divertimento come mi avevano fatto credere i programmi televisivi. Al contrario, mi ero ritrovato in mezzo a una folla di persone, provando comunque una solitudine che non avevo mai sperimentato prima. Entrare in contatto con gli altri era solo un’idea astratta: eravamo tutti isole a sé stanti, separate da un mare di differenze.
Peter era cambiato. Non era strano che lo fossi anche io, e quel cambiamento mi aveva riportato a casa, proprio nel luogo da cui avevo cercato così disperatamente di fuggire.
Era strano ciò che poteva fare un cambiamento di mentalità. Dopo essere stato lontano, confinato tra i grattacieli della città, tornare a Wintertown era stato quasi liberatorio. Non era così male come ricordavo né provavo quel triste senso di vuoto quando pensavo al mio futuro qui.
Sapere che mio figlio sarebbe cresciuto in un posto dove avrebbe potuto correre libero e avere persone come i miei genitori e Peter che lo avrebbero riempito di amore mi colmava il cuore di un calore indescrivibile.
Peter tenne Levi per qualche altro minuto prima di restituirmelo. Me lo legai di nuovo al petto e lui si accoccolò immediatamente contro di me e si addormentò.
Peter tirò fuori qualcosa dalla tasca posteriore dei pantaloni e me lo porse. «Ho preso questo per Levi. Spero che vada bene.»
Aprii il piccolo sacchetto e vi trovai un braccialetto d’argento con le Colombe del Destino della nostra città. Le Colombe benedicevano le persone, soprattutto le coppie, con la felicità, ma non era raro che amici e familiari regalassero quei braccialetti d’argento ai neonati per augurare loro salute e una buona vita in futuro.
Avevo ancora i miei braccialetti d’argento dell’infanzia nel cassetto del comodino. Quello invece era il primo braccialetto di Levi. Da quando ero tornato a Wintertown era stato tutto un susseguirsi di impegni frenetici e mi ero completamente dimenticato di comprargliene uno, ma Peter se ne era ricordato.
«Grazie,» dissi stringendo il braccialetto nel pugno.
Non mi ero reso conto di quanto fosse importante per me che Levi provasse le stesse gioie che avevo provato io crescendo. Quello mi fece pensare a tutte le altre prime volte che non gli avevo mai dato.
La sua prima esperienza con l’albero di Natale ci fu regalata da Peter. Una sera, dopo il turno di lavoro, si presentò con un alberello. Restammo seduti lì per ore ad aiutare Levi a decorare l’albero con piccoli e leggeri ornamenti che il bambino poteva afferrare. Peter aveva pensato a tutto.
Il suono delle risate felici di mio figlio di quella sera mi risuonava ancora nelle orecchie. Levi forse non ne avrebbe ricordato i dettagli, ma la gioia sarebbe rimasta impressa nella sua mente come il sussurro di una bellissima infanzia. Era tutto ciò che desideravo per lui, e Peter era la persona giusta per aiutarmi a realizzarlo.
«Perché stai facendo tutto questo?»
La domanda mi sfuggì prima che potessi fermarla. Non avevo intenzione di chiederglielo. Avrebbe sicuramente reso l’intera situazione ancora più imbarazzante di quanto non fosse già, ma dovevo saperlo.
I suoi occhi si spalancarono alla domanda e la sua bocca rimase aperta come se fosse sul punto di rispondere, ma la chiuse rapidamente e si morse il labbro inferiore.
Osservai il suo gesto, chiedendomi se fosse quello il motivo per cui le sue labbra erano così carnose il primo giorno che ci eravamo rivisti. Quel pensiero mi fece seccare la bocca, immaginando di essere io a succhiare e maltrattare quelle labbra fino a farle gonfiare per i miei baci.
Peter doveva aver visto il calore nei miei occhi, perché il suo sguardo si spostò improvvisamente di lato e le punte delle sue orecchie diventarono rosate.
La sua reazione confermò la mia idea. Non era difficile capire che aveva ancora una cotta per me, ma a un certo punto le cose erano cambiate. I sentimenti che avevo seppellito nel profondo molto prima di lasciare la città erano riemersi e maturati con il tempo che avevamo trascorso insieme nelle ultime settimane.
Mi chiedevo se io e lui fossimo inevitabili. Proprio come eravamo diventati amici da bambini, ci eravamo ritrovati da adulti.
Forse era una buona cosa che non fosse mai successo nulla tra noi quando eravamo più giovani, perché solo Dio sapeva che allora ero stato troppo giovane e immaturo per una relazione vera. Non sapevo cosa volevo e avrei rovinato tutto e ferito Peter.
Ora le cose erano diverse.
Non ero più l’adolescente irrequieto che voleva scappare, ero un uomo che aveva una famiglia di cui prendersi cura, e Peter poteva diventare parte di quella famiglia… se lo avesse desiderato.
«Peter, c’è qualcosa che vorrei dirti,» esordii.
Lui mi guardò con quei suoi luminosi occhi marroni e il mio cuore si gonfiò. Forse era il momento peggiore per confessargli il sentimento che era cresciuto dentro di me, con Levi che mi sbavava sul petto e Peter che probabilmente sarebbe dovuto tornare presto al lavoro, ma le parole mi stavano già salendo alla gola. Dovevo lasciarle libere.
Dovevo dire a quell’uomo straordinario esattamente cosa provavo, e aprii la bocca per farlo… solo che Peter alzò una mano per fermarmi.
«Aspetta, posso dire una cosa prima?» chiese con uno sguardo terrorizzato. Le emozioni dovevano essere contagiose, perché all’improvviso anche io fui sopraffatto dal panico.
Era tutto nella mia testa, e mi stavo sbagliando completamente. Peter non provava le stesse cose che provavo io. Era solo un buon amico che mi aiutava nel momento del bisogno, niente di più.
Non avrei mai immaginato che un cuore spezzato potesse essere così… senza speranza.
4 – Peter
Avevo la vaga sensazione che Henry stesse per dirmi qualcosa di importante. Cosa esattamente, non lo sapevo, ma il mio istinto mi diceva che avrebbe cambiato in qualche modo il nostro rapporto.
Prima che ciò accadesse, volevo, anzi, avevo bisogno di confessargli i miei sentimenti. Ero stanco di essere la persona che si lasciava sfuggire tra le dita le cose che desiderava perché troppo spaventato per fare qualcosa al riguardo. Avevo la fortuna di una seconda possibilità con Henry e sapevo che non ce ne sarebbe stata un’altra se avessi esitato di nuovo.
«Henry, c’è una cosa che vorrei dirti da anni,» esordii prima di mordermi di nuovo il labbro inferiore. La paura mi fece esitare, ma non volevo vivere la mia vita incatenato a quell’emozione. Lasciai andare il mio povero labbro e incrociai lo sguardo di Henry con determinazione.
Non mi tirerò indietro.
«Ho sempre avuto troppa paura di lottare per ciò che volevo, e questo mi ha fatto perdere tanti anni con te. So che è colpa mia se non ho risposto ai tuoi messaggi fino a quando non abbiamo perso i contatti, ma sapere che vivevi così lontano e pensare che non saresti mai tornato mi ha fatto male. Non potevo sopportare di vederti vivere una vita meravigliosa… senza di me.»
Feci una pausa e cercai i suoi occhi. Henry aveva le sopracciglia aggrottate quando lo avevo interrotto, ma ora erano rilassate. Non sembrava più teso come prima e c’era persino un accenno di sorriso sul suo viso.
Adesso o mai più. Feci un respiro profondo per trovare il coraggio e raccolsi la scommessa più grande della mia vita, quella che avrebbe deciso il destino della mia cotta di lunga data.
«Quello che sto cercando di dire è… io ti amo. Ti amo da sempre, ma ho capito che il mio amore era quello di cui si parla nei romanzi quando mi hai difeso in seconda media. Mi hai detto che non dovevo cambiare per nessuno, che andavo bene così com’ero.»
Nei suoi occhi balenò la comprensione e mi fece piacere che se lo ricordasse. Non il fatto che fossi stato preso di mira, ma che ricordasse un momento cruciale della mia vita.
Ero sempre stato un bambino timido e i ragazzi della nostra scuola amavano prendermi in giro per quello. Non aiutava il fatto che fossi diverso dagli altri, essendo cinese e tutto il resto, e che non mi piacessero gli sport come piacevano a loro. Spesso durante la ricreazione mi sedevo con un libro invece di stare con i miei compagni.
Henry a volte restava con me, ma la sua indole socievole non gli permetteva di perdersi il divertimento. Mi andava bene, perché tornava sempre al mio fianco… finché non lo aveva più fatto.
«I miei sentimenti per te sono del tipo che vorrei trattenerti e non lasciarti mai andare, ma tagliarti le ali sarebbe ipocrita da parte mia. Non voglio cambiarti. Ti amo così come sei… ma spero anche egoisticamente che tu scelga me.»
Emisi un enorme sospiro quando finalmente liberai le parole che avevo tenuto dentro di me per così tanto tempo. Il mio viso bruciava per la confessione, ma mi sentivo anche liberato.
Ero sempre io, l’uomo cauto che odiava i rischi, ma ero anche qualcuno in grado di lottare per la persona che desideravo, anche se erano passati anni. Speravo solo di non essere troppo in ritardo.
Henry mi guardò con quello che sembrava stupore e orgoglio per il mio discorso. Allungò la mano per afferrare la mia, e il mio cuore sembrò librarsi in volo.
«Grazie per avermi amato in tutti questi anni. Non posso immaginare che sia stato facile per te, e sono felice che ora tu mi abbia detto come ti senti,» disse prima di fare una pausa.
Aspettai con il fiato sospeso le sue successive parole, ansioso ma speranzoso della sua risposta. Mi stava tenendo la mano, il che doveva essere un buon segno, giusto?
«Io… non voglio illuderti e dirti che potremo vivere per sempre felici e contenti come nei film, perché, onestamente, la mia vita è un disastro in questo momento. Uscire con me è probabilmente una pessima idea, dato che mi porto dietro un carico pesante…»
«Levi non è un carico. Questo bambino prezioso è solo una gioia immensa. Chiunque sarebbe fortunato ad averlo nella propria vita,» dissi, accarezzando delicatamente la testa del piccolo addormentato. Lui schioccò le labbra accoccolandosi nella mia mano. Sentii il calore diffondersi nel mio corpo.
Sapevo di non avere alcun legame di sangue con Levi, ma non aveva importanza. Lo sentivo come mio, proprio come suo padre.
Alzando lo sguardo verso l’uomo in questione, scoprii che mi guardava con tanta emozione negli occhi. Ammirazione, gratitudine e, soprattutto, affetto. Mi alzai in piedi, sempre più orgoglioso di crogiolarmi sotto il suo sguardo meraviglioso.
Volevo che mi guardasse sempre così.
Henry si avvicinò e mi prese la mano nella sua. Levi si rannicchiò tra noi, ancora immerso nei suoi sogni, mentre io speravo di poter realizzare il mio.
«Posso baciarti?» mi chiese con dolcezza. Annuii timidamente contando i secondi che mi separavano dal sogno di baciare Henry Huxley, che finalmente diventava realtà.
Non che quello fosse il mio primo bacio o cosa, ma era quello che avevo desiderato fin da quando ero adolescente. Ora che stava davvero accadendo, il mio cuore batteva così forte che pensavo che sarei svenuto.
Portammo le nostre teste più vicine l’uno all’altro, piegandoci su Levi, e quando le nostre labbra si incontrarono tutto intorno a me scomparve. Le sue labbra stavano tentando di divorarmi, morbide ma decise contro le mie. Avevano il sapore di una vita di bisogno e desiderio che si era accumulato per tutta la mia giovinezza fino a quel momento, e avevo bisogno di averne ancora fino a quando non avessi potuto soddisfare il profondo vuoto a forma di Henry che mi aveva seguito per più di metà della mia vita.
Henry doveva star provando la stessa cosa, dato che la sua lingua si intrecciò con la mia, spingendosi più a fondo, come se il suo bisogno di me fosse altrettanto forte. Quello mi fece gemere di piacere mentre mi avvicinavo per averne ancora, finché…
«Ahi!»
Spalancai gli occhi mentre entrambi ci allontanavamo. Levi aveva le braccia sollevate ed Henry si stava massaggiando il mento con le sopracciglia aggrottate. Immaginai che avesse ricevuto un pugno e che il grido fosse dovuto più allo shock che al dolore vero e proprio.
Ci fissammo per un minuto prima che una risata riecheggiasse per la stanza. Henry mi afferrò di nuovo la mano, un gesto tenero che mi sembrò più intimo di quanto mi aspettassi.
«Vuoi ritrattare quello che hai detto prima su questo piccolo guastafeste?» chiese. La sua voce era scherzosa, ma mi stava guardando con una certa cautela negli occhi.
Dovevo dissipare le sue paure. Odiavo sapere che si sentiva a disagio per essere un genitore single, anche se, se avessi potuto dire la mia, non sarebbe rimasto single ancora per molto.
«Mai. Anzi, ero piuttosto scettico nei tuoi confronti, ma Levi mi ha convinto,» lo stuzzicai, e Henry dovette vedere il luccichio nei miei occhi. Più di tutto, i suoi muscoli tesi si rilassarono mentre rideva.
Risistemò le braccia di Levi e poi mi attirò di nuovo a sé. Gli avvolsi le braccia intorno al collo, facendo attenzione a non schiacciare il bambino, ma bisognoso di stare vicino a entrambi.
«Che ne dici di continuare dopo che avremo messo a letto il piccolo… stasera?» sussurrò in modo così seducente che il mio cazzo ebbe un sussulto, desideroso di partecipare all’azione.
Diedi uno sguardo al bambino che dormiva tra noi e il desiderio si trasformò all’istante in dolce calore. «Ci sarà tutto il tempo per quello in futuro. Per ora, voglio passare più tempo con la mia famiglia, tu e Levi.»
Henry mi rivolse un sorriso dolcissimo e capii di aver detto la cosa giusta. Per lui, niente era più importante di suo figlio, e anche se conoscevo quel bambino solo da circa un mese, era già una parte fondamentale della mia vita.
A parte i miei sentimenti per suo padre, eravamo destinati a diventare una famiglia, in un modo o nell’altro. Ora erano entrambi miei.
Accoccolandomi più vicino a Henry, promisi di amarli e proteggerli con tutto il mio cuore.
5 – Henry
Qualcosa di caldo mi sfiorò l’inguine, risvegliandomi dal mio sonno profondo. La sera prima eravamo andati a letto tardi, cercando di confortare Levi nella camera dei miei genitori.
Strinsi a me quella persona e affondai il naso nel suo collo. Il profumo degli agrumi mi invase i sensi. Era lo stesso profumo del sapone che Peter usava da quando eravamo bambini, anche se allora non avevo mai avuto il piacere di sentire le note pungenti sulla sua pelle calda.
Non riuscendo a trattenermi, gli diedi un morso provocatorio alla base del collo e gli leccai la pelle liscia mentre la mia erezione mattutina si faceva ancora più dura. Peter gemette dimenando il sedere contro il mio cazzo rigido.
«Sveglio?» mormorai mordicchiandogli delicatamente il collo fino all’orecchio. «Come fai ad avere un sapore così buono?»
Lo sentii rabbrividire sotto le mie labbra. Si girò tra le mie braccia e mi diede un bacio appassionato che mi fece sentire come stordito.
Peter aveva detto che avremmo avuto tutto il tempo in futuro ma, Dio, quanto ero impaziente. L’ultima settimana era stata piena di baci rubati e sveltine sotto la doccia.
Grazie al cielo, Levi dormiva ancora con i miei genitori, perché avevo un disperato bisogno di passare del tempo da solo con il mio uomo.
Il mio uomo.
Non avrei mai pensato di usare quelle parole, soprattutto nei confronti del mio amico d’infanzia, ma ora non riuscivo a immaginare altro.
Peter era rimasto ogni notte di questa settimana da quando ci eravamo messi insieme, ma non eravamo mai andati oltre lui che mi cavalcava le dita fino a quando i suoi gemiti non riecheggiavano contro le pareti del bagno.
Era una fortuna che il B&B avesse un ottimo isolamento acustico, indispensabile considerando tutto il divertimento che i nostri ospiti avrebbero sicuramente avuto, e che gli alloggi fossero divisi con i miei genitori da un lato del piano e la mia camera e la stanza degli ospiti dall’altro, con il soggiorno e la cucina nel mezzo.
Potevamo fare tutto il rumore che volevamo e nessuno avrebbe sentito nulla, e avevo intenzione di approfittarne. Peter era così eccitante mentre veniva con le mie dita dentro di lui, ma volevo disperatamente vederlo godere sul mio cazzo.
Premetti i nostri corpi l’uno contro l’altro e sentii che lui era desideroso quanto me di passare un po’ di tempo da soli come adulti. Le sue mani scivolarono sulla mia schiena nuda, stringendomi mentre si dimenava contro di me.
«Ti prego,» mi sussurrò sulle labbra.
Non avevo intenzione di negare ciò che entrambi desideravamo, quindi mi preparai rapidamente e preparai anche lui. Peter risucchiò avidamente le mie dita dentro di lui. I suoi muscoli si contrassero quando provai a tirarle fuori.
«Sembra che tu sia già soddisfatto solo con le mie dita,» lo stuzzicai tirandole fuori.
Peter sorrise e mi strinse più forte le braccia intorno al collo. «Mai. È da quando eravamo adolescenti che lo sogno.»
Mi stupiva ancora che uno come Peter avesse continuato ad amarmi per tutti quegli anni. Non potevo fare a meno di sentirmi indegno di quell’amore, ma quando guardavo l’emozione pura e la profondità del suo sguardo, volevo egoisticamente reclamarlo tutto per me.
«Spero di essere all’altezza delle tue fantasie,» dissi con una risatina. Sentivo la pressione, ma ero determinato a rendere quel momento migliore di qualsiasi cosa la sua immaginazione avesse potuto evocare.
«Lo sei già,» disse, mentre mi mettevo in posizione. «Stare con te è tutto ciò che ho sempre desiderato.»
La sua voce era morbida, ma potevo sentire la sincerità in essa. I nostri sguardi rimasero fissi l’uno sull’altro mentre lentamente scivolavo dentro di lui. Ogni centimetro in più colmava gli anni che ci avevano separati come se non fossero mai esistiti. Eravamo tornati ai giorni semplici prima che il peso dell’età adulta oscurasse la nostra giovinezza.
In quel momento, non esisteva nient’altro oltre a noi due.
Quando fui completamente dentro di lui, entrambi lasciammo andare un leggero sospiro, come se finalmente avessimo rilasciato la tensione che avevamo trattenuto, come se fossimo finalmente tornati a casa. E forse quello era ciò che Peter era ed era sempre stato.
«Sbrigati,» mi supplicò, esortandomi con le parole e con un movimento dei fianchi. Il suo culo si strinse così forte intorno al mio uccello, era così piacevole che sapevo che non sarei riuscito a resistere a lungo. Almeno, non in quel round.
Presi il suo cazzo gocciolante nella mano e lo masturbai al ritmo dei miei fianchi. Sarebbe stato veloce e spinto. Eravamo entrambi al limite, ed ero così vicino a perdere il controllo, ma avevo bisogno di vederlo venire per primo.
Con un’altra spinta lo penetrai più a fondo e lui sprofondò con la testa nel cuscino emettendo un grido silenzioso. Lo guardai venire mentre spingeva i fianchi più forte contro il mio cazzo. Era uno spettacolo bellissimo, e sapere che ero stato io a dargli quel piacere mi fece perdere il controllo e venni dentro di lui.
«Buon Natale, grazie per il regalo più bello di sempre,» disse Peter tra uno sbuffo e l’altro.
Mi lasciai andare su di lui con una risatina e lui mi strinse tra le braccia mentre io calmavo il mio cuore, che batteva all’impazzata per l’orgasmo straordinario e per quanto mi sentissi felice e leggero.
«Ti amo,» gli dissi, quando mi fui calmato. L’amore non era un’emozione sconosciuta quando pensavo a Peter, ma i vecchi sentimenti familiari si erano trasformati in sentimenti intensi e romantici.
«Ti amo anch’io,» rispose lui, e potevo sentire nella sua voce la stessa gioia che provavo io. Restammo così per qualche minuto, sentendo il bisogno di stare vicini, crogiolandoci nell’amore che aveva impiegato anni per sbocciare.
Se fosse stato per me, avremmo trascorso tutta la mattinata così, ma lui mi baciò dolcemente sui capelli e sussurrò: «Dovremmo alzarci prima che Levi inizi ad agitarsi perché non ti trova.»
E come se fosse stato invocato, qualcuno bussò alla mia porta, seguito dai pianti del mio bambino. Mio padre gridò attraverso la spessa porta di legno, dicendo che avrebbero aspettato in salotto.
Brontolai, ma non mi mossi. Invece, rubai un altro rapido bacio a Peter.
«Vorrei poter stare a letto con te tutto il giorno,» mormorai, quando finalmente lasciai quelle labbra deliziose.
Lui ridacchiò e mi spinse via da sé. «Avremo tutto il tempo in futuro,» disse, come se fosse una certezza. Ero sicuro che le sue parole fossero vere. Ci sarebbero stati innumerevoli altri momenti come quello nel nostro futuro.
«Dovresti riposarti ancora un po’. Esco prima io.» Gli diedi un ultimo bacio sulle labbra prima di darmi una sistemata veloce e trovare dei vestiti da indossare.
I miei genitori e Levi mi aspettavano vicino agli alberi di Natale. L’alberello che Peter aveva regalato a Levi era adagiato accanto al nostro più grande.
«Perché il mio bambino piange a Natale?» dissi con voce dolce, prendendolo in braccio. I suoi grandi occhi erano pieni di lacrime, ma smise immediatamente di piangere e scoppiò in una risatina frizzante che mi scioglieva sempre il cuore.
«Buon Natale, mio piccolo tesoro,» gli dissi, facendogli una pernacchia sulla guancia. La sua risata si fece più forte mentre giocavo un po’ con lui.
Peter uscì dalla doccia circa dieci minuti dopo. Prese Levi perché potessi lavarmi anch’io. Temevo che Levi avrebbe ricominciato a piangere, ma era troppo affascinato dallo zio Peter: zio non suonava giusto ma, come diceva Peter, avremmo avuto tutto il tempo in futuro per capire cosa avrebbe funzionato meglio.
Quando uscii dalla doccia, i miei genitori e Peter erano seduti intorno al grande albero di Natale. Levi stava sulle ginocchia di Peter mentre tutti guardavano gli addobbi colorati che decoravano l’albero. Peter mostrava pazientemente a Levi quelli che gli interessavano con un’espressione amorevole sul volto.
Levi rise stringendo l’ornamento delle Colombe del Destino, che era praticamente un must in ogni casa di Wintertown. Sembrava così felice di essere al centro dell’attenzione dei tre adulti, che si era praticamente dimenticato che io non c’ero.
Era esattamente quello che volevo per lui: essere circondato dall’amore e dalle tradizioni felici con cui ero cresciuto, e adesso lui aveva tutto questo.
Peter dovette accorgersi della mia presenza, perché sollevò Levi più in alto e si girò verso di me. Entrambi mi sorrisero, tendendomi le braccia con grandi sorrisi.
«Vieni a unirti a noi,» disse, e come una nave smarrita che finalmente trovava la luce guida di un faro, mi precipitai verso di loro.
Avevo passato anni a scappare, alla ricerca di un posto dove sentirmi a casa. Ero stato così sciocco e mi rendevo conto solo ora che quello che avevo cercato era sempre stato lì, in quella piccola città che un tempo mi sembrava così soffocante.
Guardando le persone intorno a me, che chiacchieravano e ridevano mentre giocavano con Levi, il mio cuore si colmò per la prima volta da quando avevo lasciato Wintertown, tanti anni prima.
Quella era la mia famiglia.
La mia casa.
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