Hai già letto Non baciare il nemico? Questa è una scena bonus che si svolge dopo il libro. Puoi leggere Non baciare il nemico qui.
Quattro anni dopo l’epilogo
Jett
«Sei tornato per l’ornamento?» disse Chris con un sorrisetto complice. Prese l’oggetto in questione e lo mise in una piccola scatola regalo rivestita di cotone per evitare che si scheggiasse.
«Dopo averci dormito sopra, penso che sia quello giusto,» dissi, tirando fuori la mia carta per pagare l’oggetto.
Io e Remy avevamo una tradizione non ufficiale di regalarci ogni anno degli ornamenti divertenti. Il primo anno gli avevo regalato un addobbo con la scritta “ben dotato” e una fila di calze appese a uno stendibiancheria, mentre Remy me ne aveva regalato uno a forma di noce realistica con la scritta “bel cazzo” sopra.
Avevamo scoperto che provenivano dallo stesso venditore alla Fiera delle Arti e dei Mestieri, che aveva un debole per la creazione di addobbi divertenti, spesso volgari.
Dopo anni di acquisti da Chris, eravamo diventati amici. Lui conosceva la nostra tradizione e ci dava sempre la precedenza sui suoi prodotti.
Chris teneva quelli più appropriati in bella vista, ma aveva una collezione speciale per gli adulti che gli chiedevano quelli più spinti.
«Spero che vi piacciano,» mi prese in giro consegnandomi il mio sacchetto.
Lo ringraziai e uscii dalla fiera, cosa che mi richiese molto più tempo del previsto perché incontrai molti volti familiari. Ciò significava che dovevo fermarmi per una breve chiacchierata e aggiornarmi con qualsiasi amico incontrassi.
Era la cosa giusta da fare da buon vicino.
Non mi dispiaceva più di tanto, dato che amavo parlare con i miei concittadini. Amavo la mia comunità e il fatto che non esistessero praticamente estranei.
Tuttavia, quello rendeva quasi impossibile una fuga frettolosa.
Agnes mi raccontò tutto del nuovo fidanzato di sua nipote e di come pensasse che presto ci sarebbero state nozze in vista, il che la portò a farmi domande su una potenziale data di matrimonio per me e Remy.
Non che fossimo nemmeno fidanzati.
Remy e io stavamo felicemente insieme da cinque anni e non avevamo bisogno di un anello o di un matrimonio per dimostrarlo. Avevamo parlato di sposarci un giorno, se avesse avuto senso per noi, ma nessuno dei due aveva bisogno di un certificato per sapere che la nostra relazione sarebbe durata.
Il problema era che gli anziani della città sembravano avere più difficoltà a comprendere quel fatto. Ogni due giorni venivo bombardato da persone che mi fermavano per chiedermi: «Quando vi sposerete finalmente tu e quel caro ragazzo? Voi due siete assolutamente perfetti insieme.»
Lo sapevo già senza che me lo dicessero. Io e Remy eravamo un modello di coppia.
Ultimamente le domande non erano più così frequenti, ma c’era sempre qualche cittadino preoccupato come Agnes.
Dopo essere riuscito a sottrarmi alla conversazione con lei, dandole risposte evasive su un possibile matrimonio, mi infilai nell’aria pungente dell’inverno.
Tutto a Christmas Falls era perfetto, dalla stagione delle feste ai vicini ficcanaso. L’unica cosa di cui avrei potuto fare a meno era il freddo che faceva lì.
Mi avvolsi la sciarpa rossa più stretta intorno al collo e feci una breve passeggiata fino allo Snowflake Shack.
Io e Remy avevamo montato l’arco di vischio davanti alla porta della tavola calda qualche giorno prima, ed era già pieno di ricordi felici della nostra comunità.
Lanciai una rapida occhiata alle minuscole foto Polaroid. Da quella mattina se ne erano aggiunte alcune nuove. Altri volti che sorridevano e ridevano abbellivano il nostro arco, e non potei fare a meno di sorridere anch’io mentre ci passavo sotto.
Presi uno dei tanti lecca-lecca alla ciliegia appesi al fogliame, lo scartai e me lo misi in bocca mentre aprivo la porta della tavola calda.
Entrai e trovai i miei genitori seduti al tavolo che di solito occupavo io. Adam e Rob erano seduti di fronte a loro. Chiacchieravano davanti a tè e dolci.
Mia madre sembrava più giovane e molto più rilassata ora che era in pensione. Anche mio padre.
I miei genitori facevano piccoli viaggi durante l’anno, ma la maggior parte del tempo erano felici di stare qui a Christmas Falls.
Mia madre si era impegnata maggiormente nelle associazioni di beneficenza locali e aveva stretto più amicizie in città di quante potessi contare. Aveva una vita sociale più piena della mia e di quella di Remy messe insieme, se mi era consentito dirlo.
Mio padre si era integrato molto bene con Adam e Rob, e il duo era ormai diventato un trio. I tre venivano spesso visti in città, con Adam e Rob che litigavano come al solito e mio padre che sorrideva come se tutto andasse a meraviglia.
Mia madre alzò lo sguardo e sorrise quando mi vide. Mi fece cenno di avvicinarmi e io mi incamminai verso di lei, ma mi fermai quando la porta a battente della cucina si aprì lasciando uscire l’uomo che ancora oggi mi toglieva il fiato. Cambiai immediatamente direzione e mi diressi verso di lui.
Tanti anni prima, ero entrato per caso in quella tavola calda. Non avrei mai immaginato quanto quel posto e l’uomo che lo gestiva avrebbero significato per me, e non avrei mai potuto essere più grato al me stesso di allora per aver scelto quel locale in cerca di conforto. Avevo trovato quello e molto altro ancora.
Remy
Mi lasciai sfuggire un gridolino di sorpresa quando un corpo caldo si tuffò di colpo tra le mie braccia. Mi ci volle un secondo per capire chi fosse quella persona, poi mi ritrovai con Jett in grembo.
Con una mano teneva il lecca-lecca che stava succhiando e con l’altra mi stringeva a sé, baciandomi con passione, come se fossimo amanti sventurati che si incontravano per la prima volta dopo una lunga separazione.
Il mondo intorno a me svanì, come succedeva sempre quando avevo la sua bocca sulla mia. Non esisteva nient’altro che quell’uomo incredibilmente meraviglioso che avevo la fortuna di chiamare il mio compagno.
Fu solo quando il rumore attorno a noi divenne troppo forte che mi staccai, e vidi mio padre e lo zio Rob che applaudivano e fischiavano da quello che ora era conosciuto come il “tavolo della famiglia”.
Non c’era molta gente all’interno della tavola calda in quel momento, dato che avevamo appena finito il pienone dell’ora di pranzo, ed erano rimasti solo i nostri clienti abituali, avvezzi alle buffonerie che si facevano da quelle parti.
Li ignorai tutti, sapendo che quello era il modo più veloce per far sì che si facessero gli affari loro. Mi concentrai invece sull’uomo tra le mie braccia.
«E questo per cos’era?» gli chiesi, sistemandogli la sciarpa rossa che un tempo era stata mia.
«Ho bisogno di un motivo per baciare il mio compagno?» chiese Jett con un sorriso dolce. Lo baciai di nuovo, incapace di trattenermi.
«Mai. Anzi, penso che dovremmo stabilire una nuova regola. D’ora in poi, dovrai salutarmi così,» dissi, serio.
Jett rise e alzò gli occhi al cielo. «Come mettere su uno spettacolo, eh?»
Lo strinsi più forte. «Non rinuncerei mai all’opportunità di mostrare al mondo intero quanto ti amo,» risposi, credendo in ogni singola parola.
Quegli ultimi cinque anni con Jett al mio fianco erano stati tutto ciò che avevo sempre desiderato da una relazione. Non eravamo affatto perfetti, ma nessuno lo era. La cosa più importante era la grazia e l’impegno che mettevamo nella nostra vita insieme, ed era qualcosa che non avrei mai dato per scontato.
«Ti amo,» mormorò Jett, e si rannicchiò più vicino a me fino a quando i nostri piedi non furono uniti e i nostri pettorali aderirono l’uno all’altro. Jett non era mai avaro di affetto e io non ne avevo mai abbastanza.
Gli scostai dal viso i capelli scompigliati dal vento e gli diedi un bacio sulla tempia. Fu allora che notai qualcosa di duro che mi premeva contro lo stomaco. Guardando tra noi due, alzai un sopracciglio.
«Tesoro? Proprio qui, in mezzo alla sala da pranzo?» lo stuzzicai.
Jett sembrò confuso per un attimo, i suoi occhi seguirono il mio sguardo, poi rise. Fece un passo indietro e tirò fuori qualcosa dalla tasca del cappotto.
«Sarai anche irresistibile, ma perfino io so che ci sono momenti e luoghi adatti per certe cose,» disse con uno scintillio negli occhi. Mi porse il piccolo sacchetto regalo. «Ho preso questo per te.»
«Natale è arrivato in anticipo?»
«Più o meno. Aprilo.» Jett si sporse in avanti. «Ma è solo per i tuoi occhi.»
Quello mi incuriosì e sbirciai nella busta regalo tirando fuori una piccola scatola portagioie che mi era familiare. Era la stessa che Chris usava ogni anno per vendere i suoi addobbi. Sogghignai, sapendo cosa avrei trovato all’interno, ma non fui comunque pronto nel vedere l’ornamento completamente bianco con due palline di Natale e la scritta “Fai tintinnare le mie palle per un bianco Natale.” C’era della neve che gocciolava intorno al bordo dell’ornamento, ma chiunque avesse avuto un po’ di malizia avrebbe potuto cogliere l’allusione.
«Tesoro!» esclamai, portandomi l’ornamento al petto. Ci scambiavamo ornamenti divertenti e spesso spiritosi, ma non erano mai stati così scandalosi prima d’ora.
Mi guardai intorno per assicurarmi che nessuno stesse sbirciando da dietro le mie spalle. Per fortuna, tutti erano assorti nelle loro conversazioni e nessuno stava davvero prestando attenzione a noi.
Jett rise e si avvicinò al mio orecchio per sussurrare: «È solo un piccolo assaggio di quello che verrà più tardi questa notte.»
«Cazzo,» mormorai, stringendo forte gli occhi nelle speranza di non avere un’erezione nel bel mezzo del locale. Era l’ultima cosa di cui avevo bisogno per farmi prendere in giro dai clienti abituali.
Jett continuò semplicemente a ridere. Era davvero di grande aiuto.
Rimisi l’ornamento nella scatola per appenderlo al nostro albero di Natale a casa. Mi segnai di appenderlo più in alto, in modo che Sugar e Spice non potessero raggiungerlo con le loro zampe birichine e romperlo, come avevano fatto con quello che Jett mi aveva regalato l’anno scorso. Mi ero così arrabbiato che li avevo privati del loro snack preferito per un giorno intero prima di cedere. Non era colpa mia se erano troppo carini.
«I bambini cattivi non meritano di divertirsi,» li avevo rimproverati.
Jett si era limitato a sorridere e mi aveva lanciato uno sguardo sicuro di sé che diceva che lui avrebbe ottenuto tutto ciò che voleva. Non aveva avuto torto. I nostri gatti non erano gli unici a cui facevo fatica a dire di no.
Un forte brontolio ci fece voltare e trovammo mio padre in una discussione accesa con lo zio Rob. Io e Jett ci scambiammo uno sguardo complice, poi ci avvicinammo alla nostra famiglia mano nella mano.
«Stai solo cercando di rob-inare tutto il divertimento, vero? Il mio piano è perfetto. Sei solo geloso perché non sei stato tu a pensarlo,» disse mio padre, infuriato.
Lo zio Rob sembrava esasperato mentre affermava con calma: «Andare a pescare sul ghiaccio non è proprio un’idea così originale come credi. Ormai è praticamente una tradizione annuale.»
«Eppure sei incazzato perché quest’anno sono stato io a proporlo per primo,» disse mio padre con aria compiaciuta.
«Non è vero!» insistette lo zio Rob, anche se sembrava un po’ come un uccellino con le piume arruffate.
I genitori di Jett erano seduti di fronte a loro, sorseggiando tranquillamente il loro tè e guardando quel piccolo spettacolo con sorrisi divertiti.
«Va bene, ragazzi. Calmatevi o vi farò stare sotto l’arco di vischio finché non vi bacerete e farete pace,» dissi con un sorriso, quando raggiungemmo il loro tavolo. Entrambi gli uomini si voltarono verso di me con uno sguardo truce prima di incrociare le braccia con uno sbuffo e fissarsi contrariati in silenzio.
Scossi la testa e lanciai a Jett un’espressione impotente, che lo fece solo scoppiare nella risata che stava trattenendo.
«Giuro che diventano sempre più infantili con il passare degli anni. Vedi con cosa ho a che fare?» gli mormorai, passandogli un braccio intorno alle spalle per attirarlo a me. Lui si accoccolò al mio fianco, ormai calmo dopo aver finito di ridere a mie spese.
«Tu adori tutto questo,» rispose. «Inoltre, puoi considerarlo un allenamento per quando un giorno avremo dei figli veri.»
Quello mi fece girare la testa nella sua direzione. Lui mi stava già guardando con un’espressione curiosa. «Lo vorresti con me? Avere dei figli un giorno?»
«Voglio tutto con te, Remy Trent. Ora e per sempre.»
Non avrei potuto trattenere il mio sorriso neanche se avessi voluto. Circondato dalla mia famiglia e dalla persona che mi faceva sentire leggero come una piuma, il mio cuore si riempì di un calore indescrivibile che mi diceva che ero esattamente dove dovevo essere.
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