Hai già letto Pronti, partenza, brillate!? Questa è una scena bonus che si svolge dopo il libro. Puoi leggere Pronti, partenza, brillate! qui.
Qualcosa di caldo e morbido mi solleticava la pianta del piede. Il mio primo pensiero andò a Felix. L’unica spiegazione plausibile era che mio marito stesse giocando con il mio piede… giusto?
Poi, attraverso la nebbia del sonno, sentii un… oink? Quello mi fece spalancare gli occhi. Non poteva essere quello che stavo pensando…
E invece mi trovai davanti gli occhietti lucidi di un maiale rosa con macchie nere, che in quel momento stava strofinando il muso contro il mio piede nudo. Iniziò a muovere il suo enorme sedere e la sua piccola coda, come se fosse felice di vedermi sveglio. Era la prima volta che scoprivo che i maiali potevano scodinzolare come i cani.
Qualsiasi persona razionale e sana di mente si sarebbe chiesta perché ci fosse un maiale di quaranta chili nella propria camera da letto, ma io sapevo bene il motivo.
«Felix!» urlai, sapendo bene chi era il responsabile.
Un minuto dopo, mio marito, bellissimo come un angelo, apparve sulla porta. Mi raggiunse a passo svelto, i riccioli biondi che rimbalzavano. Il sorriso malizioso sul suo viso mi diceva che sapeva esattamente perché fossi imbronciato già di prima mattina.
«Buongiorno, tesoro,» disse, sfiorandomi le labbra con un bacio dolcissimo che mi fece sciogliere tra le sue braccia.
Il bacio era così invitante che quasi mi fece dimenticare l’animale che continuava a grugnire nella stanza. Dovevo porre dei limiti e dire a Felix che doveva smetterla di portare a casa animali a caso.
Così interruppi il bacio e lo fissai con sguardo fermo. Lui mi rispose con un sorriso smagliante, così angelico che dovetti interrompere il contatto visivo prima di cedere di nuovo. Fissai invece il maiale.
«Che cos’è quello?» chiesi, cercando di imprimere una nota severa nella voce.
«È Phil!» rispose Felix, in modo fin troppo allegro.
Mi massaggiai le tempie. Il fatto che il maiale avesse un nome non era un buon segno. Significava che Felix si era già affezionato, e che sarebbe stato praticamente impossibile convincerlo a non tenere il maiale… ehm, Phil.
Sospirai. «Angelo mio, perché c’è un maiale qui?»
«Be’, vedi, tuo padre ha ricevuto una telefonata da un suo amico ieri sera, che diceva che delle persone avevano un maiale da dare in adozione. A quanto pare, la famiglia che originariamente possedeva Phil stava vendendo la fattoria, e tutti gli altri animali, tranne il povero Phil, erano già stati adottati,» disse con un singhiozzo.
Oh, no. Felix era sempre stato debole di fronte alle storie strappalacrime.
Ma, comunque, strinsi i denti e rimasi fermo sulle mie posizioni. In qualità di attuale proprietario ufficiale della Milton Falls Christmas Tree Farm, dovevo almeno provare a comportarmi come se fossi al comando, anche se sapevamo tutti che la fattoria era gestita grazie allo sforzo di tutta la famiglia.
«Cosa ce ne facciamo di un maiale, Felix?»
«Lo amiamo e lo proteggiamo, ovviamente!» replicò, come se fosse la risposta più ovvia.
Mi massaggiai le tempie con più forza.
«Inoltre, Phil mangerà tutti i nostri scarti di cibo e persino alcuni degli alberi secchi. Non quanto Poppy e Paxton, ma si guadagnerà da vivere,» disse con un sorriso orgoglioso rivolto al maiale.
Poppy e Paxton erano le capre che Felix aveva adottato la primavera precedente. Avevano una storia altrettanto triste che lo aveva commosso, il che significava che ovviamente aveva dovuto portarle a casa con noi.
Tuttavia, era vero che le capre avevano aiutato moltissimo a ripulire i campi prima di piantare gli alberi. Inoltre, dar loro da mangiare gli alberi secchi che non potevamo usare era un bel modo per ridurre gli sprechi. Non avevo però intenzione di dirlo a Felix, per paura che pensasse che gli stessi dando il permesso di adottare altri animali da fattoria.
«Dov’ero quando è successo tutto questo?» chiesi.
Se fossi stato lì quando era arrivata la telefonata, forse avrei potuto impedire l’adozione prima che Felix si affezionasse. Eravamo una fattoria, certo, ma una fattoria di alberi di Natale! Non una fattoria di animali.
«Ieri sera sei andato a dormire presto, ricordi? La cioccolata calda fatta in casa ti ha steso molto prima che tuo padre tornasse a casa e parlasse di Phil,» disse Felix.
Sembrava dispiaciuto, anche se, conoscendolo bene – e io conoscevo molto bene mio marito – probabilmente era felice di essere riuscito a commettere prima il crimine e a chiedere perdono dopo.
«Giuro che mia madre mette qualcosa nella cioccolata calda,» mormorai sottovoce, e Felix scoppiò a ridere.
«L’amico di tuo padre aveva bisogno di liberarsi di Phil il prima possibile, quindi lo hanno portato qui stamattina,» aggiunse.
La tristezza gli attraversò il volto mentre accarezzava il maiale sulla testa. Phil grugnì felice e si strofinò contro la mano di Felix, come per chiedergli di continuare ad accarezzarlo. Era inquietante quanto fosse simile a un cane.
Guardai l’orologio e vidi che erano solo le sei del mattino. Sospirai e tirai Felix sotto le coperte. Phil cercò di seguirci, ma io mi opposi con fermezza all’idea di avere animali della fattoria nel nostro letto.
«Non hai chiuso occhio, vero?» lo rimproverai. Il risolino di Felix fu tutta la risposta di cui avevo bisogno, mentre scendevo dal letto e gli rimboccavo le coperte. «Hai qualche lavoro da fare stamattina?»
Lui scosse la testa.
«Allora riposati un po’. Ti sveglierò per pranzo,» gli dissi, dandogli un bacio sulla fronte. «Ma questo non significa che mi sia dimenticato che hai portato qui un altro animale.»
Felix sfoggiò un sorriso a trentadue denti. «Aspetterò la tua punizione.»
Scossi la testa, rassegnato al fatto che quell’uomo mi avesse completamente in pugno e che non avrei potuto fare altrimenti.
«Dormi,» gli ordinai, per poi voltarmi verso il maiale, che era seduto sul sedere e mi guardava con un’aria di aspettativa. Odiavo ammetterlo, ma Phil era proprio carino. «Be’, dai, ti preparo qualcosa da mangiare.»
Avrei imparato a impormi… la prossima volta.
Felix
Dopo aver aiutato a lavare i piatti, dopo pranzo, girai per la proprietà alla ricerca di Bruce. Era bassa stagione per gli alberi di Natale, il che dava a tutti nella fattoria un po’ di respiro dalla frenesia invernale.
Tuttavia, dopo tutti quegli anni insieme, avevo imparato che la parola “riposo” non faceva parte del vocabolario di mio marito. Per gli altri? Certo. Ma per se stesso? Quell’uomo non sapeva stare fermo abbastanza a lungo da riposarsi.
Non trovandolo né nei campi di alberi né nel suo ufficio, controllai l’ultima aggiunta alla fattoria. Era un fienile rosso di medie dimensioni, che era stato costruito quando Poppy e Paxton erano diventate membri della nostra famiglia.
Bruce poteva brontolare e lamentarsi quanto voleva del fatto che non eravamo una fattoria con animali, ma sapevo che segretamente amava i nostri membri provvisti di zoccoli tanto quanto me.
Ecco perché non mi sorprese vederlo circondato dal P-Team, nome che avevo deciso fosse appropriato per loro.
Poppy e Paxton stavano mangiando delle carote dalle mani di Bruce, mentre Phil scavava con il naso nel terreno attorno a lui con movimenti circolari. Era intento a sgranocchiare qualsiasi cosa trovasse, quando alzò lo sguardo verso mio marito con quella che doveva essere adorazione nei suoi occhi. Lo sapevo bene perché ogni giorno rivolgevo a Bruce lo stesso sguardo.
Il mio burbero marito al momento non era poi così burbero. Aveva un sorriso dolce mentre diceva qualcosa a Phil, da vero uomo che sussurrava agli animali quale era. E il maiale praticamente saltò di gioia, cercando di avvicinarsi a lui.
Lo guardai per qualche altro minuto con il sorriso sulle labbra. Bruce lanciò ciò che restava delle carote agli animali, si pulì le mani e poi si diresse verso la stalla. Phil cercò di seguirlo, ma Bruce lo esortò a pascolare nei campi. Il maiale dovette pensare che il cibo fosse più allettante di qualunque cosa mio marito stesse andando a fare. Io ero più interessato all’uomo sexy che a un gruppo di animali al pascolo, quindi lo seguii furtivamente all’interno della stalla.
Anche dopo tutti quegli anni insieme, mi stupivo ancora di quanto fossi follemente innamorato di lui. Gli anni si riflettevano sul suo viso con più rughe, dovute principalmente al suo cipiglio perpetuo, e capelli grigi che lui sosteneva che ne fossi io la causa. Tuttavia, non riuscivo a immaginare nessuno più sexy di lui in quella versione.
Bruce andò al lavandino che avevamo installato all’interno del fienile e si lavò le mani prima di spruzzarsi il viso. Si rimise dritto, e gocce d’acqua gli colarono dai capelli corti e lungo le guance.
Quando lo avevo seguito, il mio obiettivo non era quello di farmi sedurre, ma eccoci qui.
Mi avvicinai di soppiatto alle sue spalle, gli misi le braccia intorno alla vita e gli baciai la nuca, che riuscivo a raggiungere grazie alla differenza di altezza.
Bruce non sembrò sorpreso dalla mia improvvisa apparizione e si girò rapidamente tra le mie braccia fino a trovarci petto contro petto.
«Ci hai dato un taglio con il tuo stalking da dilettante?» mi prese in giro e mi strinse tra le sue braccia. Mi tenne stretto e si chinò fino a sfiorarmi con il viso l’incavo del collo.
«Mi stai bagnando,» dissi ridendo, e cercai di spingerlo via da me, ma Bruce era un muro di muscoli solidi che non si mosse. Avrebbe potuto tenermi prigioniero lì tutto il giorno, se avesse voluto. Mi piaceva essere alla sua mercé.
«È la tua punizione,» disse lui con un brontolio, quando finalmente si staccò da me. Sorrisi, sapendo che si riferiva al fatto che avevo portato a casa un nuovo membro della famiglia senza prima dirglielo.
Si sollevò il bordo della maglietta per asciugarsi le gocce d’acqua rimaste sul viso. I miei occhi andarono direttamente alla pelle nuda del suo stomaco. Gli addominali erano meno definiti rispetto a quando avevamo iniziato a frequentarci. La sua famiglia sosteneva che fosse il peso felice che aveva guadagnato dopo il matrimonio. Sentire che lo rendevo felice non mi stancava mai.
Inoltre, trovavo il suo cosiddetto fisico da papà tremendamente sexy. Ecco perché stavo esaminando mio marito nel dettaglio, mentre lui finiva di asciugarsi le gocce dal viso con la maglietta.
Feci un passo avanti e gli feci scorrere un dito lungo il fianco fino alla linea dei peli.
«Preferisco un tipo diverso di punizione,» gli sussurrai all’orecchio. Conclusi le parole mordicchiandogli leggermente il lobo.
Il suono che uscì dalla bocca di Bruce fu quasi animalesco. Ci girò entrambi finché la mia schiena non fu contro il muro e i suoi fianchi premuti contro i miei.
Con Bruce non ci voleva molto per farmi eccitare, ma il modo rude in cui mi trattò mi fece diventare duro in due secondi netti.
«Comincio a pensare che le nostre definizioni di punizione siano molto diverse,» disse, con un profondo mormorio.
«Penso che la mia versione sia molto più divertente, non sei d’accordo?» risposi con una risata.
Lui mi zittì con un bacio appassionato, che sicuramente mi avrebbe lasciato il segno della barba sul mento, ma non mi importava molto. Ero troppo concentrato su quelle labbra deliziose, che cercavo di assaporare più intensamente con le mie.
Lo circondai con le braccia, desideroso di avvicinarmi ancora di più. Le mani di Bruce erano ruvide sul mio sedere e il suo cazzo duro premeva contro il mio.
Un secondo dopo, si staccò con una leggera imprecazione. Mi fece girare in modo che il mio petto fosse contro il muro e mi spinse i fianchi in fuori. Con un movimento fluido della mano, mi abbassò i jeans e le mutande fino a farli cadere ai miei piedi.
Voltai la testa appena in tempo per vederlo inginocchiarsi.
«Mi fai impazzire,» disse con uno sguardo febbricitante negli occhi. Mi accarezzò le natiche prima di allargarle. «Resta in silenzio per me, angelo mio,» fu il suo unico avvertimento, prima di tuffarsi con la lingua tra le mie natiche. Mi leccò come un uomo affamato, non come qualcuno che aveva pranzato meno di un’ora prima.
Mi coprii la bocca con le mani nella speranza di soffocare i gemiti, ma si rivelò impossibile rimanere in silenzio quando un dito scivolò dentro e trovò all’istante il fascio di nervi che mi faceva urlare.
«Zitto, tesoro.» Bruce si allontanò brevemente dal suo banchetto per rimproverarmi. La sua mano calda scivolò sotto la mia maglietta e su e giù per la mia schiena, mandandomi un brivido delizioso.
Forse era il suo modo di punirmi, perché non mi concesse un secondo di tregua prima di infilare un altro dito e allargarmi. Al tempo stesso, continuò a colpirmi la prostata come se la sua punizione fosse quella di darmi l’impossibile compito di rimanere in silenzio in quella situazione.
«Ti prego, Bruce. Basta,» lo supplicai, quando inserì tre dita. Mi aveva dilatato con la lingua e le dita, e la mia apertura si contrasse dal desiderio di averlo dentro di me.
Per fortuna, Bruce sembrava impaziente quanto me. Balzò in piedi e si aprì la cerniera dei jeans per tirare fuori il suo uccello duro.
Lo guardai con occhi avidi mentre spalmava il suo liquido preseminale su tutta la lunghezza per bagnarsi.
Lasciò che la sua saliva si accumulasse e la usò per bagnarmi l’apertura prima di sostituire rapidamente le dita con il suo cazzo.
«Dimmi se ti fa male,» grugnì, mentre si spingeva dentro. Con solo la sua saliva come lubrificante, bruciava nel modo migliore.
Quando fu completamente dentro di me, rimase immobile per un minuto. Il suo torace era incollato alla mia schiena e le sue braccia mi avvolgevano lo stomaco per stringermi il più possibile a lui.
«È così bello,» mi sussurrò all’orecchio. «Vorrei poter restare così per sempre.»
«Nessuno te lo impedisce,» risposi, stringendogli l’uccello per fargli capire che sarebbe stato un piacere assoluto averlo sempre dentro di me.
Bruce inspirò bruscamente. «Sarai la mia morte, angelo mio,» disse, mentre mi leccava il lobo dell’orecchio. Concluse la frase con una forte spinta che mi fece morire in gola qualsiasi risposta.
A quel punto, mi fece scivolare una mano sul petto e mi avvolse leggermente la gola.
«Shh, ci scopriranno con tutto il rumore che stai facendo,» disse con una risatina. Mi stava dicendo di stare zitto, ma i suoi fianchi continuavano a muoversi e a colpire ogni singolo punto che sapeva che amavo.
Girai la testa per rivolgergli un’occhiataccia. Lui mi restituì un sorriso provocatorio, poi aggiunse: «Ecco, ti aiuto io a stare zitto.»
Strinse di più sulla mia gola mentre si chinava a sfiorarmi le labbra con le sue. Mi baciò con foga, lasciandomi senza fiato, masturbandomi con l’altra mano.
Almeno, con le sue labbra a coprire le mie, inghiottì il mio ultimo gemito mentre gli venivo nella mano. Bruce rimase immobile dietro di me e subito dopo venne con un grugnito. Il suo sperma caldo che schizzava dentro di me mi provocò un’altra ondata di piacere mentre riversavo le ultime gocce del mio seme nella sua mano.
I suoi baci si fecero più dolci. Mi mordicchiò delicatamente il labbro inferiore prima di lasciarmi andare per appoggiare la testa nell’incavo della mia spalla.
«Ti amo,» dissi dolcemente.
Mi diede un bacio sulla pelle scoperta alla base del collo, poi alzò lo sguardo per incontrare i miei occhi. I suoi erano gentili e colmi d’amore. Era uno sguardo a cui mi ero abituato nel corso degli anni, ma di cui non mi sarei mai stancato.
«Ti amo anch’io,» rispose con la stessa dolcezza. «Ma promettimi che non ci saranno più maiali, altrimenti dovrò inventarmi una punizione che non sarà affatto divertente come questa.»
Ridacchiai e lo baciai di nuovo.
«Va bene. Niente più maiali,» gli promisi. «Ma anche se farò il bravo ragazzo, accetterò questa forma di punizione ogni giorno.»
Le mie parole furono accolte da un altro ringhio affamato, mentre il suo cazzo floscio si contraeva dentro di me e lui mi soffocava di baci. Ricambiai quei baci con altrettanta intensità tra le risate gioiose.
La migliore punizione di sempre.
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