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Riguardo a Incontro fortuito:
Incontro fortuito è un prequel breve di circa 3000 parole che si colloca cinque anni prima rispetto all’inizio de Il nuovo vicino. Sia il prequel breve che il primo romanzo della serie possono essere letti separatamente, ma sarà molto più piacevole leggerli insieme. Leggi Il nuovo vicino qui!
1 – Zack
Cinque anni prima…
«Fidati, c’è qualcosa che non mi convince,» dissi a Eric. Era seduto su un vecchio pouf e si stava divertendo a lanciare una pallina in aria. Fece un ultimo tiro e si girò verso di me.
«Forse ha semplicemente da fare?» ipotizzò, lanciandomi la palla. Smisi di camminare avanti e indietro, e mi fermai per intercettarla. Una volta nelle mie mani, iniziai a giocherellare con i fili che univano le due parti di tessuto blu.
«Non lo so… il mio sesto senso mi sta dicendo il contrario. Di solito mi scrive un sacco di volte al giorno, invece adesso non risponde nemmeno alle chiamate.» Non mi aspettavo di avere un flusso comunicativo continuo con Brad, ma erano passate ore dall’ultima volta che lo avevo chiamato e dall’ultimo messaggio, e ancora non avevo ricevuto una risposta. Strinsi la pallina un’ultima volta prima di rispedirla a Eric, che la acciuffò senza sforzo e riprese a lanciarla in aria. Senza qualcosa che mi potesse distrarre, ricominciai a gironzolare per la stanza.
Erano sei mesi che uscivo con Brad. Ci eravamo incontrati una sera in discoteca, e da lì in poi avevamo cominciato ad andare a letto insieme. Da una storiella occasionale eravamo passati, per sua insistenza, a una storia seria e io avevo accettato di buon grado, perché mi piaceva molto, anche se non avevo nessuna speranza di sviluppare una relazione promettente. Non avevano mai funzionato con me. I miei precedenti ragazzi erano sempre stati molto entusiasti all’inizio, ma in poche settimane la fiamma si spegneva, e la rottura era dietro l’angolo. Avevo avuto delle riserve, ma avevo pensato veramente che con Brad sarebbe stato diverso. Condividevamo gli stessi hobby e avevamo una chimica pazzesca a letto, ma ultimamente le cose si erano fatte strane tra di noi.
Eric si alzò e mi afferrò una spalla con fermezza. «Rilassati. Non eri tu che mi hai detto che di solito è a casa il venerdì sera? Perché non vai da lui per assicurarti che sia tutto okay? Forse è impegnato.»
Per tutta risposta, annuii. Eric era chiaramente l’unico sano di mente in quella situazione. Brad viveva a dieci minuti a piedi dal mio appartamento. Sarei potuto andare a controllare che fosse tutto tranquillo, che non fosse agonizzante sul pavimento dopo una brutta caduta o qualcosa del genere.
L’ansia iniziò a strisciare dentro di me, mentre goccioline di sudore mi scendevano lungo la schiena. «Torno tra poco,» dissi prendendo il telefono e le chiavi. Mi incamminai il più velocemente possibile senza far sembrare che stessi correndo come se fossi in pericolo di vita, anche se era esattamente quello che sentivo. Il mio cervello mi stava supplicando di correre da Brad perché sicuramente era successo qualcosa di terribile, ed era fondamentale che io raggiungessi il suo appartamento in fretta, per quanto fosse possibile.
Mi fermai di fronte all’edificio, preparandomi a entrare come un eroe che affrontava l’ignoto per svelare i malvagi misteri dell’antagonista che sembrava vivere sempre nei posti più spettrali. Presi coraggio ed entrai, socchiudendo gli occhi trafitti dalle luci a LED dell’androne e lasciandomi il tempo di adattare la vista dopo il cambiamento improvviso di luminosità.
Superata la prima sfida della missione, salii incerto il primo gradino delle scale. A ogni scalino sentivo il cuore pulsare sempre di più nelle orecchie, fino a che non raggiunsi il piano di Brad. Chiusi la mano a pugno e bussai. Nessuna risposta. Ripetei il gesto, ma stavolta la porta si aprì leggermente. Forse era entrato un ladro e non aveva chiuso la porta? Mi si fermò il cuore nel petto e le immagini del corpo immobile e vulnerabile di Brad, riverso sul pavimento della cucina, iniziarono a passarmi davanti gli occhi. Presi il telefono dalla tasca e digitai il numero di emergenza per sicurezza, mentre facevo respiri profondi per prepararmi a qualsiasi cosa avessi visto all’interno.
L’appartamento sembrava essere il solito: i vestiti piegati formavano una pila così alta sul divano verde che probabilmente erano caduti da soli, ricoprendo il pavimento. La cucina era immacolata a causa della mancanza di utilizzo, e il cestino dei rifiuti accanto al bancone era pieno fino a scoppiare di scatole di cibo da asporto.
Se fosse stato un normale venerdì sera, avrei trovato Brad buttato sul divano a guardare una serie TV, ma quella sera nel salotto aleggiava un inquietante silenzio. Mi feci strada nella stanza senza fare rumore, ancora non sapendo se un ladro si fosse introdotto nell’appartamento o meno, per poi fermarmi di fronte alla porta della camera da letto. Era chiusa, e nella mia testa si affollarono gli scenari peggiori. Il ladro probabilmente aveva trascinato Brad nella stanza più lontana dall’ingresso per impedirgli di scappare. Poggiai l’orecchio sulla porta e sentii un forte gemito. Il ladro stava probabilmente torturando Brad per farsi dire dove si trovavano tutte le sue riserve di denaro segrete, o per un suo sadico divertimento.
Inciampai verso la cucina e aprii il cassetto più vicino a me. Un lampo d’istinto di sopravvivenza mi urlò di non fare lo stupido e di non affrontare da solo un ladro sadico senza un’arma. Sfortunatamente, visto che Brad non cucinava, l’oggetto più affilato che trovai fu un coltellino da cucina. Sicuramente meglio di niente.
Strinsi l’arma, di solito usata per sbucciare la frutta, e spalancai la porta. «Non ti muovere!» urlai, assumendo una posizione da combattimento. Separai le gambe a larghezza delle spalle e mi preparai in caso di attacco.
Due corpi si immobilizzarono nel letto, e un urlo perforante riecheggiò tra le pareti della camera quando i due si voltarono verso di me.
«Ma che cazzo stai facendo, Zack!» gridò Brad, tirando su le lenzuola per coprirsi. «Perché hai un coltello in mano?»
Il ragazzo era sdraiato accanto a un tipo muscoloso dalla pelle abbronzata, e i due giacevano nudi e sudati sul letto. Mi cascarono le mani lungo i fianchi, e mi ritrovai a stringere ancora di più il coltello. «Co-cosa?» feci fatica a chiedere. Il mio cervello si rifiutava di credere a quello che stava vedendo.
«Cosa ti sembra?» mi rispose Brad, alzando gli occhi al cielo. Il ragazzo accanto a lui si mosse, a disagio sul letto, e tirò le lenzuola verso i suoi capezzoli ornati di piercing per coprirsi.
«Io… pensavo che volessi essere il mio ragazzo…?» dissi, il mio corpo ormai fuori dal mio controllo, mentre fissavo le coperte che ora nascondevano i capezzoli del ragazzo dalla mia vista. Quando avevo rifiutato l’invito di Brad a farmi dei piercing, non pensavo di avergli dato l’autorizzazione a trovarsi un altro che invece li aveva.
«Sì, e quindi?» chiese stizzito Brad. «Che c’entra con tutto questo? Puoi andare via, adesso? Siamo un po’ occupati,» mi disse, lanciandomi un’occhiataccia che mi fece girare i tacchi e uscire dall’appartamento del ragazzo con cui avevo appena sprecato sei mesi della mia vita.
Mi incamminai verso casa mia in uno stato di trance. Eric alzò lo sguardo dal divano e un’espressione preoccupata si dipinse sul suo visto. «Ehi, com’è andata? E… perché hai un coltello in mano?»
Abbassai gli occhi verso la mia mano, le nocche sbiancate per la forza con cui stavo stringendo il coltello. Rilassai la presa, così che il sangue tornasse a circolare. «Lui… ehm… beh, sicuramente era occupato. È finita,» dissi, accasciandomi sul divano accanto a Eric e scaraventando il coltello sul tavolino di fronte a noi. Mi lanciò uno sguardo stanco, ma reclinai la testa all’indietro, guardando il soffitto che ero sicuro mi sarebbe cascato addosso da un momento all’altro.
Il suono delle notifiche del mio telefono mi riportò alla realtà, e sbirciai lo schermo per ritrovarmi un messaggio di Brad.
Brad: Riportami il coltello.
L’impulso di scagliare il telefono dall’altra parte della stanza mi attraversò il corpo. L’unica cosa che mi fermò fu il pensiero di doverne comprare uno nuovo, il che sarebbe stata un’ulteriore vittoria per Brad, quindi, semplicemente, bloccai il suo numero.
Quello era il motivo per cui evitavo le relazioni. Per l’altra persona non avevano mai lo stesso significato che gli davo io. Tutto l’impegno che mettevo all’interno di un rapporto mi veniva risputato in faccia come se tutto fosse sempre stato un grande scherzo di cui non ero consapevole.
Eric mise un braccio sulle mie spalle e mi tirò a sé. «Come dicono, il miglior modo di passare sopra a una relazione finita è iniziarne un’altra. Ti va di andare in discoteca?»
«Certo,» risposi, scrollando le spalle. Non ero dell’idea di iniziare qualcosa con qualcun altro, ma uscire di casa mi avrebbe fatto solo bene. Bere un paio di drink, ballare, e stare in compagnia del mio migliore amico era esattamente la distrazione di cui avevo bisogno.
2 – Caleb
Ian mi trascinò verso l’inizio della fila, dove un enorme buttafuori mi porse il palmo della mano, squadrandomi da capo a piedi. Lo fissai anche io, cercando di capire cosa volesse.
«Documento,» grugnì, con un velo di impazienza nella voce. Alzò l’altra mano per indicare alla folla dietro di me di smettere di spingere.
«Ah, giusto… ecco qui,» dissi, porgendogli sia la mia patente che quella di Ian. Studiò la mia per poi focalizzarsi nuovamente su di me. Mi feci piccolo sotto il suo sguardo indagatore. Nonostante fosse il mio ventunesimo compleanno, cosa sarebbe successo se mi avesse negato l’accesso accusandomi di avergli dato un documento falso? Ero un fascio di nervi, e sentivo che il panino che mi aveva forzato a mangiare Ian prima di arrivare, così che non mi sarei preso la sbornia del secolo, prima o poi sarebbe riuscito fuori.
Trattenni il fiato, pregando di non rendermi così tanto ridicolo proprio la sera del mio compleanno ma, grazie a Dio, il buttafuori ci riconsegnò le patenti e ci diede il permesso per entrare nell’edificio scuro.
Ian mi trascinò al bancone e gesticolò verso il barman. «Un po’ di shot per il festeggiato!»
«Ian! Non annunciarlo a tutti!» dissi, imbarazzato, tirandogli l’orlo della maglietta trasparente e abbassando lo sguardo.
Ian mi ignorò e pagò i due shot che il barman ci mise di fronte. Li prese entrambi e me ne porse uno. «Benvenuto nell’età adulta, pasticcino.»
Brindammo e buttammo giù il liquido tutto d’un fiato. Il bruciore mi attanagliò la gola e mi fece tossire violentemente, mentre Ian se la rideva e mi dava delle pacche sulla schiena. «Ti ci abituerai. Prendiamone un altro e poi andiamo in pista. Ci divertiremo un mondo stasera!»
Annuii, anche se Ian si era già voltato verso il bancone. Quella sera sarebbe stata magnifica, anche perché avevo un obiettivo segreto di cui non era a conoscenza nemmeno il mio migliore amico. Avrei dato il mio primo bacio. Nonostante sapessi già dagli anni del liceo di essere attratto dagli uomini, non avevo mai agito. Sia la scuola che il lavoro mi avevano sempre tenuto così occupato che non mi ero mai impegnato a intraprendere rapporti profondi con nessuno, e a quel punto non ero nemmeno sicuro che ne avrei mai avuto uno. Le relazioni erano spaventose, e io ero troppo rigido e impacciato per riuscire ad avvicinarmi abbastanza a qualcuno, figurarsi baciarlo.
Tuttavia, se non avessi fatto io il primo passo, sarei rimasto da solo per sempre. Avrei ballato, avrei lasciato che l’alcol mi sciogliesse un po’, e, infine, avrei trovato un uomo sexy che mi avrebbe dato il primo bacio. Semplice.
Dopo il nostro shot, Ian mi guidò attraverso la pista affollata, fino a che non trovammo un punto con abbastanza spazio da poter stare in piedi senza essere incollati alle persone intorno a noi. Era buio, e con le luci stroboscopiche era difficile distinguere i volti, ma quell’anonimato era esattamente quello che volevo. Osservai l’ambiente circostante e vidi uomini con diversi tipi di abbigliamento ballare l’uno sull’altro. Alcune coppie si baciavano muovendo i bacini a ritmo della musica, le loro mani che vagavano sui loro corpi.
Ian posò le sue sui miei fianchi e guidò i miei movimenti a ritmo di musica. «Non ce ne andremo da qui fino a che non avrai ballato abbastanza,» mi provocò con un ghignò ammiccante. Mi misi a ridere e gli avvolsi le braccia intorno alle spalle, ondeggiando istintivamente il mio corpo e sapendo che il mio migliore amico non avrebbe mai giudicato le mie scarse abilità da ballerino.
Ridemmo e ballammo per un altro paio di canzoni prima di fare ritorno al bar, dove ordinai un altro giro.
«Buon compleanno al mio migliore amico!» urlò Ian, portando il bicchierino sulle labbra come me.
«Ho sentito bene? È il tuo compleanno?» chiese un uomo vicino a noi, che si girò e fece un segno al barman. «Il prossimo giro è offerto. Quattro shot!»
«Zack, pensi che sia una buona idea? Ne hai già bevuti sei,» lo rimproverò l’uomo seduto accanto a lui, posandogli una mano sulla spalla per aiutarlo a stabilizzarsi.
Zack lo liquidò con un gesto e distribuì i bicchierini pieni. «Ai nuovi amici,» disse brindando con noi per poi reclinare la testa e bere tutto d’un sorso. Era troppo buio per distinguerne i tratti, ma avevo una chiara visione di un viso spigoloso e labbra piene, sulle quali passò velocemente la lingua per assaporare le ultime gocce di liquore. Seguii con lo sguardo il movimento e una fiamma si accese dentro di me, non riuscendo a capire se fosse a causa dell’alcol ingerito fino a quel momento o se fosse un primitivo stato di eccitazione che mi aveva fulminato alla vista del ragazzo.
«Sei carino. Ti va di ballare?» chiese Zack. Vidi Ian che parlava con il suo amico, quindi immaginai si stesse riferendo a me. Mi indicai per essere sicuro che la mia libido non fosse uscita così tanto fuori controllo da farmi avere le allucinazioni. «Sì, tu, tesoro,» ripeté, allungando le dita per scostare una ciocca di capelli che mi era caduta davanti agli occhiali. Il calore si propagò sul mio viso e annuii rapidamente, prima di abbassare lo sguardo per non far notare il rossore.
Zack mi prese la mano e mi guidò verso la pista. Mi girai verso Ian, intercettando il suo sguardo, e lui mi fece il pollice in su, prima di tornare alla sua conversazione. Adesso ero per conto mio.
Zack si spostò tra la folla, fermandosi al centro della pista. Avvolse le braccia intorno ai miei fianchi e io mi irrigidii, insicuro sul da farsi. Gli scappò un risolino e accompagnò le mie mani verso il suo collo, per poi riportare le sue dov’erano. «Rilassati e segui la musica.»
E così feci. Avrei eseguito qualsiasi ordine mi avesse dato quella voce così ipnotica. Chiusi gli occhi e iniziai a sentire le vibrazioni della musica pulsare dentro di me. Tutto il resto del mondo sparì, tranne la musica assordante e il calore delle sue mani che mi tenevano ancorate al presente. Gli shot che avevo bevuto mi scaldarono e riuscirono a calmare il mio cervello iperattivo. Le paure e gli scenari ipotetici con cui la mente mi tormentava di solito vennero sostituiti da una dolce tranquillità, che mi permise di godermi il momento.
Ondeggiai impacciatamente il bacino a ritmo di musica, diventando sempre più audace man mano che l’alcol raggiungeva il cervello e smorzava il timore. Ero sfrenato e libero, e non me ne fregava un cazzo di quello che pensavano gli altri.
Delle mani forti mi strinsero i fianchi. Riaprii gli occhi e mi trovai a fissarne un paio di un verde intenso. Zack mi tirò a sé fino a che il mio corpo aderì al suo. Il mondo intorno a noi si fermò, e tutto si fece sfocato. Riuscivo a concentrarmi solo sui suoi occhi verdi.
Si mordicchiò il labbro inferiore e il mio sguardo seguì il movimento. Appena smise di morderla, la sua bocca si piegò in un ghigno malizioso. Ritornai a fissare i suoi occhi e realizzai che mi aveva beccato a guardarlo. Girai il volto da un’altra parte, sentendo già il calore bruciarmi le guance. Usò la sua mano per forzarmi a riportare la mia attenzione su di lui. Il calore del suo palmo mi accarezzò la nuca mentre con un gesto mi attirava verso il suo volto.
Eccolo! Il mio bacio! Chiusi gli occhi con anticipazione, mentre il mio viso si avvicinava sempre di più al suo. Il mio cuore batteva così forte che ero sicuro che tutti riuscissero a sentirlo nonostante la musica assordante. Schiusi leggermente le palpebre, solo per vedere il volto di Zack a distanza di un respiro e i suoi occhi verdi ancora fissi su di me. Sorpreso, chiusi nuovamente gli occhi e sentii la pressione delle sue labbra morbide sulle mie.
Tutto il sangue che si era riversato sulle mie guance stava precipitando verso il basso. Ansimai, sentendo il suo calore, e lui colse l’opportunità per far scivolare la lingua nella mia bocca, esplorando tutte quelle zone sensibili che non sapevo di avere. Si ritirò brevemente per mordicchiarmi il labbro inferiore, per poi attaccare di nuovo le mie labbra con la lingua. Soffici sospiri mi scapparono dalla gola, mentre lui giocava da esperto e mi trasformava in gelatina. La lussuria divampò sotto la superficie della mia pelle e il mio uccello duro protestò, richiedendo più frizione. Spostai il mio peso contro il suo corpo, gustandomi la sensazione di sicurezza che provavo tra le sue braccia, il che era decisamente ridicolo, essendo Zack un completo sconosciuto. Nonostante ciò, il mio istinto mi stava urlando che era giusto così, che io appartenevo lì.
Le sue mani si avventurarono sempre più in basso, fino a che non si posarono sul mio sedere. Mi strinse con forza le natiche e io gemetti sulla sua bocca, la mia erezione che pulsava dentro i vestiti. Ero abbastanza sicuro di avere le mutande inzuppate di liquido preseminale, ma non poteva importarmene di meno. Sarei andato a casa tranquillamente con i boxer bagnati, se voleva dire che le sue labbra sarebbero rimaste incollate alle mie.
Zack si mosse contro di me, e mi scappò un sorriso, quando mi resi conto che non ero l’unico a essere duro a causa di quel bacio. Sentii il suo cazzo di marmo premere sul mio. Avevamo decisamente troppi vestiti addosso, e io pregai ogni divinità di teletrasportarci in un luogo abbastanza isolato da poter spogliare quel bellissimo uomo ed esplorare ogni singolo centimetro del suo corpo. Nessuno ascoltò le mie preghiere.
Lui si scostò da me, e miei occhi si spalancarono sentendo la mancanza di contatto. «Sei così…» iniziò Zack, barcollando e causando anche la mia perdita di equilibrio.
«Piano, piano. State bene ragazzi?» chiese l’amico di Zack, accorrendo verso di noi per evitare che cadessimo. «Credo che sia ora di rientrare, amico mio,» disse a Zack, per poi lanciarmi uno sguardo di scuse. Dopodiché, lo accompagnò traballando verso l’uscita.
Ian mi mise un braccio intorno alle spalle mentre li osservava andare via. «È stato uno spettacolo eccitante, pasticcino. Peccato che non sia riuscito a prendere il suo numero.»
Intontito dalla velocità con cui si era svolto l’accaduto, tutto quello che riuscii a fare fu annuire alle sue parole. Ancora stordito, mi posai un dito sulle labbra gonfie, già sentendo la mancanza del calore di quell’affascinante sconosciuto. Anche se non ero riuscito a distinguere chiaramente i tratti del suo viso, sapevo che quegli occhi dal verde intenso sarebbero rimasti incisi nella mia mente. Rabbrividii, al solo ricordo di quello sguardo penetrante, e il pensiero di non rivederlo mai più scatenò in me un senso di perdita che mi fece sentire sopraffatto.
Era davvero un peccato.
Grazie per aver letto questo prequel breve. Se vuoi saperne di più su Zack e Caleb, e leggere il loro lieto fine, dai un’occhiata a Il nuovo vicino!
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